" L'austerità in Europa non è servita a nulla" di Loretta Napoleoni
Ancora brutte nuove dall’Italia e dall’Europa. Nel mese di settembre la disoccupazione giovanile nel Bel Paese è salita al 35 %, mentre quella generale ha toccato il 10,8%, contro il 10,6 registrato il mese precedente. Siamo ormai ai livelli degli anni Settanta, quando il mondo fu colpito da ben due grosse crisi petrolifere e piombò nell’austerità energetica. Lo spettro della disoccupazione si aggira ormai in tutto il continente. Sempre a settembre, il numero delle persone in cerca di un lavoro qualsiasi nell’Eurozona è salito a 18,5 milioni, e cioè l’11,6 % della popolazione attiva contro l’11,5 nel mese di agosto. E la cancelliera tedesca Angela Merkel avverte: “Ci vorranno cinque anni per uscire dalla crisi”.
L’austerità in Europa non funziona, come previsto da illustri economisti ed ormai anche dal Fondo monetario internazionale, ma a Bruxelles nessuno sembra propenso ad ammetterlo. In fondo ciò che costoro fanno è negare l’evidenza. Eppure basterebbe gettare un’occhiata in Grecia per rendersene conto.
Secondo dati pubblicati questa settimana dal parlamento greco, la contrazione dell’economia nazionale è maggiore di quanto previsto, e cioè meno 25% rispetto al 2009; un quarto insomma. Si prevede poi che, nel 2013, il debito pubblico raggiungerà quota 189 % (e non 168 come anticipato all’inizio dell’anno) e 194% nel 2014.
Se traduciamo queste cifre in termini di aiuti finanziari, dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi un’ulteriore richiesta di finanziamenti da parte del governo greco per almeno altri 30 miliardi di euro. Senza questi soldi la Grecia non potrà pagare gli interessi sui debiti fino al 2016. Come reagiranno i Paesi del nord di Eurolandia di fronte a quest’ennesima supplica monetaria? È un po’ la domanda che molti si pongono, anche perché la soluzione del “problema Grecia” sembra allontanarsi sempre più in là nel tempo.
Sempre secondo le nuove proiezioni, nel 2013 l’economia dovrebbe contrarsi del 4,5 % (e non più del 3,8) ed il deficit di bilancio rimanere al 5,2 piuttosto che scendere al 4,2 %.
A Bruxelles c’è chi ha suggerito la riduzione dei tassi d’interesse sui prestiti concessi dal 2010, l’acquisto di titoli del debito ai prezzi correnti - scontatissimi - per poi ritirarli dal mercato e forse farne un bel falò. Infine si chiede alla Bce di rinunciare ai profitti sui 55 miliardi di euro in titoli di stato greco che ha in portafoglio. Insomma, tutte misure il cui obiettivo è mascherare la bancarotta di questa nazione.
Fonte: www.caffe.ch