L’Asia raddoppia il fondo anti-crisi
La crisi finanziaria internazionale continua a fare paura, anche al di fuori dell’Eurozona, ovvero dell’area che più di tutte è risultata colpita negli ultimi anni. Lo dimostra la decisione di Giappone, Corea del Sud, Cina e dei dieci Paesi membri dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (Asean), che hanno intenzione di raddoppiare le proprie riserve monetarie comuni contenute nel fondo anti-crisi. A rivelarlo è stato ieri il quotidiano nipponico Nikkei, secondo il quale la decisione sarebbe dettata proprio dalla necessità di fronteggiare la crisi europea evitando che questa contagi le economie in Asia. Nella recessione che ha colpito il continente orientale nel 1997-1998, l’associazione aveva infatti implementato un sistema per garantire uno scambio contro il dollaro ai Paesi poveri di valuta straniera o che comunque riscontravano difficoltà nei pagamenti a breve termine. Si trattava della cosiddetta «Iniziativa Chiang Mai» (CMI), istituita di fatto per limitare il ruolo del Fondo monetario internazionale, i cui piano di salvataggio in Tailandia, Indonesia e Corea del Sud avevano suscitato forti scossoni sociali e politici.
Ad oggi il fondo vanta 120 miliardi di dollari: il raddoppio della cifra è stato caldeggiato da numerosi governi asiatici, e per questo potrebbe essere attuato già entro la fine del mese. Se ne discuterà al prossimo meeting dei ministri finanziarie e dei banchieri centrali dei Paesi interessati, che si terrà il 28 marzo in Cambogia. Qualora si trovasse già un’intesa, la ratifica ufficiale arriverebbe all’incontro “Asean+3” in programma a maggio a Manila. ( Fonte: www.valori.it)