L'alleanza impossibile del fronte antieuropeo - di Loretta Napoleoni
Le elezioni per il Parlamento dell'Ue si avvicinano. Ma questa volta più che votare per i rappresentanti nazionali a Strasburgo o a Bruxelles, gli europei voteranno sulla fattibilità del progetto europeo, in altre parole si tratterà di un referendum de facto sull'Unione. Quello di fine maggio sarà infatti il primo voto europeo dallo scoppio della crisi mondiale e di quella del debito sovrano in Europa. Nel corso di questi anni la visione idilliaca europeista si è infranta di fronte alle politiche di austerità imposte da Bruxelles. Ma soprattutto a causa degli errori commessi dalle istituzioni Ue.
Nonostante le buone notizie che arrivano dal mercato obbligazionario, che ha ripreso ad acquistare il debito greco e portoghese, e nonostante l'ottimismo che i leader professano, gli europei sanno bene che la crisi perdura: circa 26 milioni di cittadini sono ancora disoccupati. In molte nazioni, come la Grecia, salari e pensioni sono stati ridotti all'osso. Infine il debito pubblico continua a salire. Nel 2013 quello italiano è aumentato raggiungendo quota 132,2 per cento del Pil. Basta questo elenco per provare che la formula lacrime e sangue non ha dato i frutti promessi e ciò spiega perché durante la campagna elettorale europea i partiti anti-europei sono così popolari.
Difficile prevedere i risultati di queste elezioni. Un afflusso basso alle urne, come un successo del movimento anti europeista pari ad un 25 per cento, sarebbe un segnale forte e chiaro del malcontento che serpeggia nel Vecchio Continente nei confronti dell'idea di un'Europa unita. I partiti anti europeisti, naturalmente, puntano tutti al successo elettorale.
In realtà sembra un controsenso che chi non crede in questa Europa unita voglia entrare nel Parlamento europeo, ma l'idea è quella di cambiare la struttura dell'Unione dall'interno. Non sarà però facile. Per riuscirci, anche se i partiti dell'anti europeismo ottenessero il 30 per cento del Parlamento, avranno bisogno di tessere alleanze tra di loro. Invece, al momento, ciò che li caratterizza è l'ostilità o l'antipatia che ognuno nutre contro tutti gli altri. Beppe Grillo, Marine Le Pen, Nigel Farange, Geert Wilders sono populisti e naturalmente individualisti, la loro è una campagna nazionalista che non può concepire alleanze internazionali. È dunque possibile che anche nel caso di una vittoria schiacciante del movimento anti Unione europea, le istituzioni che ne fanno parte continueranno a gestirla come hanno fatto fino ad ora.