Kaupthing, Londra e Reykjavik ordinano perquisizioni a Lussemburgo
È un pozzo senza fondo il fallimento di Kaupthing Bank, istituto di credito islandese che da tempo ormai è finito nel mirino delle autorità dell’isola nordica e del Regno Unito. Secondo quanto riportato ieri dal Wall Street Journal, l’inchiesta è destinata ad allargarsi, ed ha già varcato i confini del Lussemburgo. La polizia locale ha infatti perquisito le sedi presenti sul posto della banca, su richiesta proprio delle autorità di Londra e Reykjavik. Sono complessivamente cinque gli immobili nei quali sono entrate le forze dell’ordine: tre uffici e due abitazioni residenziali, grazie ad un’operazione che ha coinvolto oltre 70 investigatori provenienti dai tre Paesi. Uno degli uffici attualmente ospita la sede di Banque Havilland, che ha rilevato parte dei business di Kaupthing dopo il suo crack. Una portavoce dell’istituto lussemburghese ha spiegato che le perquisizioni sono state comunque concentrate unicamente su clienti della banca islandese.
L’obiettivo degli inquirenti è di capire quali capitali siano stati disinvestiti dall’istituto di credito prima del suo collasso, avvenuto nel 2008, e quali siano le persone o le società coinvolte in tali operazioni. Si sospetta infatti che alcuni possano aver tratto vantaggi illeciti. All’inizio di questo mese, sono state per questo arrestate nove persone, tra le quali i guru del mercato immobiliare inglese Vincent e Robert Tchenguiz, che avrebbero preso in prestito dalla banca islandese quasi due miliardi di euro, nel 2007, nonostante le loro imprese stessero fallendo. Contribuendo così al collasso del sistema finanziario dell’isola.
Nel mese di maggio del 2010 inoltre, alcuni ex dirigenti dell’istituto di credito furono arrestati dopo che era stato emanato a loro carico un mandato d’arresto internazionale dall’Interpol. Si trattava di Sigurdur Einarsson, che ha ricoperto la carica di presidente dal 2003 fino al giorno del crack, dell’ex amministratore delegato Ingolfur Helgason, e di altri tre manager: Steingrimur Karason, Hreidar Mar Sigurdsson e Magnus Gudmunsson (quest’ultimo era proprio a capo del ramo lussemburghese della banca). Le autorità islandesi sospettano manipolazioni del mercato effettuate da Kaupthing sul suo stesso titolo azionario. ( Fonte: www.valori.it)