Islanda, in bilico il referendum su Icesave
L’accordo su Icesave divide i cittadini islandesi. Il piano di rimborso agli ex clienti britannici ed olandesi dell’istituto di credito online, fallito nel corso della crisi, dovrebbe essere ratificato dal referendum che si terrà questa settimana nell’isola nordica. Ma mentre poche settimane fa l’orientamento dei votanti sembrava nettamente a favore del “sì”, la situazione sembra farsi ora molto più incerta. Un sondaggio effettuato sabato scorso parla infatti di un 55% di favorevoli. E tenuto conto che la consultazione sulla precedente bozza di accordo, tenuta nel marzo del 2010, vide una schiacciante prevalenza di “no” (il 90%), il governo di Reykjavik comincia a preoccuparsi fortemente.
L’intesa con le autorità dei tre Paesi coinvolti è stata infatti raggiunta dopo mesi di faticosi negoziati. E dopo che il primo piano di rimborso fu appunto rigettato dal referendum di tredici mesi fa. Stavolta, non a caso, l’esecutivo Johanna Sigurdardottir non aveva neanche ipotizzato l’idea di restituire nuovamente la parola ai cittadini. Lo ha imposto il presidente islandese Olafur Ragnar Grimsson che, nonostante secondo l’architettura istituzionale dell’isola detenga pochi poteri e ricopra un ruolo fondamentalmente di rappresentanza, ha deciso così di esercitare un potere che rarissimamente (solo due volte dall’ottenimento dell’indipendenza, nel 1944) era stato utilizzato. Quello, appunto, di rinviare una legge ad un referendum “confermativo”.
Secondo il leader della campagna per il “no”, Frosti Sigurjónsson, i due schieramenti «sono molto, molto vicini. Per questo siamo fiduciosi che possano trionfare le persone che non vogliono pagare». Il problema è tuttavia più ampio: se i cittadini islandesi dovessero affossare anche questo secondo progetto, il rischio è che britannici ed olandesi possano rifiutarsi di sedersi nuovamente al tavolo della trattativa. Con la conseguenza di un grave incidente diplomatico. E con scenari incerti per i creditori di Icesave. ( Fonte: www.valori.it)