In Portogallo è peggio che negli Usa del '29 - di Loretta Napoleoni
Il Portogallo torna con prepotenza nel mirino dei mercati finanziari che chiedono, a seconda della scadenza dei titoli, tassi sempre più alti. Ufficialmente questa crisi è legata alle dimissioni inaspettate di due ministri, ma in realtà all' origine ci sono ragioni economiche. Da quando è iniziata l'austerità, infatti, gli indicatori economici sono peggiorati. Primo fra tutti il tasso di disoccupazione arrivato al 19 per cento (quello giovanile ha toccato il 40 per cento).
C'era da aspettarsi che il programma di rigore colpisse duramente l'economia. A differenza della Spagna e dell'Irlanda, il Portogallo non si è trovato in serie difficoltà a causa della bolla immobiliare, né l'aumento del debito pubblico è stato tanto drammatico quanto quello della Grecia, tantomeno ha sofferto a causa dell'instabilità politica come l'Italia. Piuttosto, come queste nazioni, l'economia portoghese è vittima di una progressiva perdita di competitività e della bassa produttività che ha fatto stagnare l'economia per oltre un decennio.
Secondo uno studio della Columbia University, dal 2000 al 2012 la popolazione portoghese si è impoverita maggiormente di quella americana durante la grande depressione (1929-1941) o di quella giapponese, durante la cosiddetta decade perduta, dal 1992 al 2004. L'economia portoghese, che nel 1986 cresceva del 4,1 per cento l'anno, è sempre stata composta da industrie a bassa tecnologia, come il tessile e il calzaturiero. Non c'è da meravigliarsi se dal 1999 in poi abbia sofferto a causa della concorrenza cinese ed asiatica, legata all'apertura dell'Unione Europea alla Cina e ad altre nazioni asiatiche dopo la loro entrata nel World Trade Organization.
Applicare a questa economia già fiaccata una politica di rigore fiscale, che ha fatto gravitare la pressione fiscale e ridotto pensioni e salari, è stato un gravissimo errore che ha portato alla distruzione di una grossa fetta della piccola industria, soprattutto quella a conduzione familiare.
L'errore naturalmente risale al 2000 quanto la classe politica non ha saputo prevedere le conseguenze tragiche dell'apertura ai mercati asiatici. Un errore che si è ripetuto nel 2008, quando invece di proteggere l'economia del Paese ci si è fidati delle politiche suggerite e poi imposte da Bruxelles per accedere agli aiuti dell'Unione Europea.
Soluzioni di lungo periodo? Poche e sicuramente estranee ad un ulteriore salvataggio europeo.
Fonte: www.caffe.ch