" Imu, la tassa che non doveva nascere" di Andrea Angelini
L’Imu. La tassa più odiosa e la tassa più odiata. La tassa che molto spesso ha messo letteralmente in mutande i cittadini. Una tassa introdotta dal governo della Goldman Sachs ma votata entusiasticamente dai partiti che lo sostenevano, il PdL e il PD, l’uno e l’altro una volta tanto uniti per fottere il cittadino medio per il quale il mattone resta sempre l’investimento preferito, perché la casa è una cosa concreta, materiale, mentre azioni, obbligazioni e banconote saranno sempre pezzi di carta. Tanto che l’85% degli italiani è proprietario di una casa, un dato decisamente superiore a quello degli altri membri dell’Unione europea. Una realtà che non è mai stata apprezzata dalle grandi industrie del Nord e dalle banche padane tutte riunite da interessi comuni nei cosiddetti “salotti buoni” ed in quelli che un tempo si consideravano tali. I soldi che vengono investiti in case, questa era la tesi più volte rivenduta dalle gazzette padane dell’asse Torino-Milano costituiscono una anomalia tutta italiana ed impediscono alle aziende di utilizzare capitale proprio e le obbligano a fare ricorso al credito bancario e questo si ripercuote negativamente sulle loro capacità operative.
Si deve avere una bella faccia di bronzo nel sostenere una tale tesi perché i legami triangolari, fatti di incroci azionari e di concessione di crediti tra aziende, banche e giornali, avevano creato un sistema di interessi diffuso nel quale i giornali tacevano la realtà disastrosa di questa o quella azienda amica e le banche, pur conoscendo la situazione debitoria continuavano ad offrire alla clientela le azioni e le obbligazioni di quelle società. Una realtà che è apparsa evidente nel caso della Parmalat ma che non ha impedito ai soliti cialtroni liberisti di sostenerla a tabur battente. L’Imu varata da Monti non è stata così altro che l’applicazione di una simile ideologia che ha inteso essere punitiva verso gli italiani che non hanno voluto investire su azioni e obbligazioni che, come nel caso della Fiat erano tutt’altro che redditizie, anzi promettevano di essere titoli destinati a perdere di valore per le evidenti difficoltà del Lingotto. Il grave non sta soltanto nel varo dell’Imu e nella sua pesantezza ma anche nel fatto che essa, oltre che sui cittadini messi in seria difficoltà dalla disoccupazione e dall’incapacità di stipendi e pensioni di assicurare un livello di vita appena decente, è andata ad incidere sui conti delle aziende creando un pesante aggravio dei costi di esercizio. Tassare la superfici delle aziende nelle quali si realizza la produzione non è stato soltanto criminale ma anche stupido. In una fase nelle quale le imprese italiane incontrano difficoltà a reggere la concorrenza di Paesi come la Cina con un costo del lavoro ridicolo, oberarle di altri costi è semplicemente folle. Ma è proprio quello che ha fatto il governo Monti. Incredibile è semmai prendere atto del sì del centrodestra. Ossia di quel partito che aveva cercato sempre di presentarsi come il difensore del ceto medio e di quelle piccole imprese che costituiscono la spina dorsale del sistema produttivo italiano. Ancora più grave è che la legge abbia concesso ai Comuni di applicare a piacere l’aliquota massima. Una eventualità sfruttata in pieno a Roma da Gianni Alemanno e che probabilmente contribuirà alla sua probabile disfatta elettorale.
La realtà vera è insomma che l’Imu ha reso ancora più devastante la situazione economica delle famiglie italiane. E il governo di Enrico Letta se ne è reso perfettamente conto. La povertà è in aumento e la possibilità che si creano schiere enormi di cittadini esasperati, disposti a dare l’assalto ai Palazzi del potere, come è successo in Grecia, non fa dormire sonni tranquilli alla politica.
La soluzione trovata sarebbe quella di non fare pagare l’Imu sulla prima casa in giugno e lasciare l’imposta soltanto per la seconda. Resta da vedere se la crescente voracità dello Stato italiota provocherà un aumento dell’Imu sulla seconda casa. C’è da aspettarsi anche questo da politici che non conoscono vergogna e capaci di votare sì e subito dopo no ad una tassa che, usando un po’ di buon senso, lasciava prevedere gli sconquassi sociali ed economici che avrebbe provocato.
I tecnici del ministero dell’Economia dispongono ora di una settimana di tempo per mettere a punto il provvedimento che sospenderà l’imposta. Nel 2013 i soldi incassati grazie all’Imu sulle abitazioni principali, pagati da circa 17,8 milioni di proprietari, hanno toccato circa i 4 miliardi di euro. Di questi, circa 3,4 miliardi sono riconducibili alle aliquote base mentre gli altri 600 milioni derivano dagli aumenti stabiliti dai comuni. Ed incredibile a dirsi, le aliquote più alte sono state quelle del Lazio e della Lombardia, guarda caso due Regioni amministrate dal centrodestra, apparentemente difensore del ceto medio. La rata media pagata sulla prima casa è stata di 225 euro ma il 10% dei proprietari ha versato da solo il 57,3% del gettito complessivo mentre un terzo del gettito Imu è arrivato da 4 grandi comuni come Roma, Torino, Genova e Napoli. Nel 2007, l’ultimo anno di applicazione dell’Ici sulle prime case, il gettito era stato di circa 3,3 miliardi.
In ogni caso, secondo il rapporto 2013 dell’Eurispes l’Imu viene giudicata ingiusta da tre italiani su quattro anche perché ha creato una maggiore iniquità sociale. Non per niente l’anno scorso i tributi sugli immobili, sono aumentati del 27,37%.
BOX
CGIA: DRAMMATICO SE COPERTURA ARRIVA DA TASSE A IMPRESE
La Cgia Mestre definisce “drammatica” l’ipotesi che l’abolizione dell’Imu possa essere coperta aumentando l’imposizione sulle attività produttive. Il segretario Giuseppe Bortolussi ha ricordato che “per le casse di milioni di piccole imprese, che sono sempre più a corto di liquidità (…) nel passaggio da Ici ad Imu, nel 2012 gli imprenditori hanno visto raddoppiare il prelievo sugli immobili”. Come sarebbe possibile accettare un ulteriore aumento della tassazione sulle piccole attività? Si chiede Bortolussi.
DELRIO: SBAGLIATO TOGLIERLA SU PRIMA CASA PER TUTTI
Per il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio le tasse devono calare “Ma togliere del tutto la tassazione sulla prima casa non solo è tecnicamente complicato, ma secondo me sarebbe sbagliato se non vi è una tassazione più pesante su chi possiede più immobili”. In una intervista al La Stampa, il ministro afferma che l’imposta sulla prima casa deve coinvolgere tutti i cittadini “per una questione di educazione civica”.
ANGELETTI, PAGARLA SU CASE OLTRE UN MILIONE DI EURO
Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, propone uno sbarramento: “Pagare l’Imu sulle case del valore di oltre un milione di euro mentre per quelle che hanno un valore inferiore no”.
FISCO: VENDOLA, VIA IMU PER CETI SVANTAGGIATI, RESTI PER RICCHI
Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà afferma che “Per quanto riguarda l’Imu, io penso che la tassa vada sospesa e eliminata per quanto riguarda i ceti socialmente più svantaggiati”. “Sarebbe assolutamente insopportabile di fronte a un panorama drammatico di povertà e talvolta di miseria, immaginare che possano essere esentati dai doveri di solidarietà i più ricchi. E quindi bisogna modulare in modo tale che l’esenzione riguardi i ceti medio bassi” Questo, sostiene Vendola, per “evitare che Berlusconi faccia un regalo a se stesso”.
BRUNETTA: REGALO A RICCHI? MISTIFICAZIONE DELLA REALTA’
“Il richiamo, stucchevole, alla necessità di far pagare l’Imu sulle case di lusso è frutto di una visione demagogica e volutamente distorta di questa tassa ingiusta per le famiglie e depressiva per l’economia” ha sostenuto polemicamente in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ricordando che “nel maggio 2008 al primo Consiglio dei ministri il governo Berlusconi ha cancellato l’Ici, come si era impegnato a fare durante la campagna elettorale, mantenendola per le sole case di lusso (classe catastale A1), per le ville (classe A8) e per palazzi e castelli (A9) destinati a abitazione principale. E su questa linea intende rimanere”.
Fonte: www.rinascita.eu