Il governo greco rischia sulla stretta alle pensioni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://proyectosmyblog.files.wordpress.com/2010/03/grecia.jpgSulle pensioni è quasi scontro nel governo di coalizione guidato dal premier Lucas Papademos: come già preannunciato nei giorni scorsi, Nea Dimocratia, il partito di centro-destra che appoggia l'esecutivo con il Pasok (socialista) e il Laos (estrema destra), si è ieri opposto a muso duro a qualsiasi ulteriore taglio delle pensioni la cui discussione era prevista nella riunione del Consiglio dei ministri.

Dopo le dichiarazioni del portavoce del partito, Giannis Michelakis, il quale aveva detto chiaramente che Nea Dimocratia non avrebbe mai votato a favore di nuovi tagli a stipendi e pensioni, il ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Giorgios Koutroumanis, ha fatto ieri una vistosa retromarcia. E, poco prima della riunione dei ministri in cui si doveva appunto decidere sulla nuova riduzione dei sussidi pensionistici (che sarebbe stata la terza in cinque mesi), il ministro ha dichiarato che la proposta del suo dicastero sarebbe stata solo una base di discussione, ma non era prevista l'adozione di decisioni. Le riduzioni previste dal disegno di legge del ministero del Lavoro riguardano tagli che vanno dal 15% sino al 40% dei sussidi pensionistici, a seconda della situazione finanziaria dell'Ente Previdenziale che li eroga.

Ma in Consiglio dei ministri il clima è teso anche a causa delle divergenze fra i ministri del Pasok e quelli di Nea Dimocratia. A pesare è soprattutto la situazione caotica all'interno del Pasok – provocata dai conflitti dovuti alla corsa per la successione nella leadership del partito – che distrae i ministri socialisti dai propri compiti istituzionali. Anche Lucas Papademos, secondo i media greci, sarebbe parecchio seccato per tutti questi problemi, mentre continuano a rincorrersi voci insistenti circa la necessità di un rimpasto governativo. Voci rinfocolate proprio ieri da Giorgios Karatzaferis, il leader di Laos, il quale ha detto che, «se non si fa un rimpasto e non si forma un nuovo governo con al massimo 10 ministri e tre vice-premier, si dovrà andare subito alle elezioni anticipate». ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Furio Morroni

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