" Il debito svizzero fa gola agli investitori " di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://ts1.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=4504527981445680&id=0673e2959cdb8ccc344c0eb3de443ec3L'idea di tornare indietro nel tempo limitando i movimenti dei capitali appare non solo assurda ma reazionaria. Non c'è niente di meglio per l'economia e la finanza mondiale della libertà di movimento, ed è vero. Ma in un mercato dove i tassi d'interesse sono in picchiata, dove una moneta come l'euro continua a generare profonda ansietà tra gli operatori e dove imperversa la sfiducia nei confronti di gran parte della classe politica occidentale, forse non sarebbe un errore cercare di regolare o prevenire improvvisi e massicci trasferimenti di capitale.
Questa settimana in una sola giornata sono fuoriusciti dalla "Banca centrale europea" circa 484 miliardi di euro. A tasso zero non conviene più tenerli nei suoi forzieri, fino alla settimana prima infatti questi soldi fruttavano lo 0,25%. Ma uno spostamento improvviso e di questa portata spaventa tutti.
La domanda chiave è dove sono andati a finire tutti questi soldi? Per rispondere bisogna sapere quali sono oggi gli investimenti sicuri, e cioè dove non si rischia l'implosione della moneta o la riduzione drastica dei profitti - come è successo con le obbligazioni greche. La risposta ce l'ha data il mercato. L'emissione a due anni del debito pubblico svizzero ha trovato un numero multiplo di compratori e quindi l'interesse è sceso sotto zero! Il franco svizzero è solido come solida è l'economia del Paese e chi lo governa; anche con rendimenti negativi parcheggiare i capitali in Svizzera fa gola a molti investitori.
Ma è oltreoceano, negli Stati Uniti che questa settimana abbiamo assistito ad un'altra operazione fuori dal comune. L'emissione di 21 miliardi di dollari in obbligazioni decennali da parte del Tesoro americano è stata sottoscritta svariate volte tanto che lo squilibrio tra domanda ed offerta ha fatto scendere il tasso d'interesse da 1,51 a 1,45%. Molto probabilmente a gonfiare la domanda è stato un singolo o un gruppo di investitori guidati da una banca o da una finanziaria. I compratori per accaparrarsi la quantità massima di titoli hanno scavalcato  la banca underwriter e sono andati ad acquistarli direttamente dalla Federal Reserve. Ciò che colpisce ancora di più è che soltanto il 51,7% dell'emissione si è conclusa al tasso di 1,45, mentre il rimanente è andato a quello più basso, all' 1,36%.
Morale: qualcuno aveva un bisogno disperato di parcheggiare fondi in un investimento considerato un buon collaterale. Ed infatti la domanda di buoni del tesoro americana è ai massimi storici: 5 mila milioni di dollari. Certo lo stesso non si può dire delle obbligazioni o dei depositi in euro.
Fonte: www.caffe.ch

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post