Il congelamento dell’Imu non piace agli usurai - di Andrea Angelini

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1362593436.jpgIl congelamento dell’Imu sulla prima casa, come era prevedibile, ha scatenato il fuoco di sbarramento dei terminali dell’Alta Finanza internazionale che lo hanno interpretato come una maniera di offrire un po’ di respiro ad un ceto medio che, a causa della recessione e dell’eccessiva pressione fiscale sta perdendo quel minimo di agiatezza che si era ritagliata e che ha nella casa l’unica vera ricchezza da poter un giorno trasferire ai propri figli. Il Fondo monetario è stato il primo dei gangsters internazionali del settore a partire all’attacco bocciando senza appello il congelamento e decretando che l’abolizione dell’imposta sulla prima casa è una ipotesi da non pigliare minimamente in considerazione.

La lieta novella è stata sostenuta da un funzionario dell’organismo usuraio di Washington, tale Kenneth Kang, venuto a Roma per spiegare al governo e ai politici italiani che cosa è giusto fare per rilanciare l’economia, tagliare la spesa pubblica, ridurre debito e disavanzo. Ed ovviamente, come impoverire ulteriormente i cittadini. Kang ha sostenuto che l’imposta sulla prima casa dovrebbe essere mantenuta. L’Italia dovrebbe poi rivedere il sistema catastale per andare nella direzione di un sistema più equo e giusto. Rivedere il sistema catastale significa in parole semplici rivedere al rialzo le rendite catastali che la canaglia liberista si fa premura di ricordarci che sono ferme da troppo tempo. Così, con le rendite catastali alle stelle e con le aliquote dell’Imu fissate al massimo da comuni sempre alla disperata ricerca di risorse per pagare le clientele politiche e le consulenze che non servono ad un tubo, il possesso di una casa diventerà un lusso. E i cialtroni liberisti presenti in Parlamento si affrettano ad osservare che la tassazione delle case esiste in tutti i Paesi e che quindi non ci si deve stupire se anche in Italia si procederà su tale strada. In realtà la situazione italiana è ben diversa dagli altri Paesi europei perché l’85% almeno delle famiglie è proprietaria della casa nella quale vive. Una percentuale senza pari in Europa.

E’ la conseguenza più palpabile del ricordo dell’antica povertà dalla quale il nostro Paese incominciò ad uscire dalla seconda metà degli anni cinquanta. Vi contribuirono il boom economico e il piano per le case popolari avviato da Amintore Fanfani in base alla considerazione che un cittadino, fosse anche un operaio, che fosse divenuto proprietario di una abitazione, difficilmente avrebbe votato per i comunisti. Era infatti noto che nei Paesi dell’Est la coabitazione fosse all’ordine del giorno. Avere una casa propria e viverci resta ancora oggi un elemento di sicurezza soprattutto per quelle famiglie che hanno perso un lavoro e non hanno più risparmi da parte, ai quali hanno dovuto attingere per fare fronte alla crisi. Una passione per la casa che non è mai stata apprezzata dai grandi gruppi industriali e finanziari italiani che avrebbero preferito che gli italiani investissero nelle loro società. E che per anni hanno cercato di fargli comprare titoli delle società controllate, grazie ai “consigli” di giornali amici. Società troppo spesso in condizioni disastrose e che avevano bisogno di razziare i soldi di risparmiatori sprovveduti e in cerca di guadagni facili. Le vicende dei titoli Olivetti e Fiat costituiscono ancora una ferita che fa male ai piccoli risparmiatori che ci erano caduti. Come fa male ancora il ricordo dei titoli di Parmalat e Cirio che le banche fecero comprare ai propri correntisti, garantendo della solidità patrimoniale e finanziaria delle due società.

Con la crisi economica in corso, e con le difficoltà delle imprese a fare investimenti, a causa della stretta creditizia, immancabile sono arrivate le lamentele dei giornali liberisti sulla cosiddetta anomalia italiana. Quindi, sulla preferenza dei cittadini ad investire sul mattone piuttosto che in titoli ed azioni. L’introduzione dell’Imu sulle prime e le altre case voluta da Monti ma sostenuta da Berlusconi e Bersani ne è stata la inevitabile conseguenza. Lo Stato italiano per finanziare tutte le sue spese e le sue clientele, ha bisogno continuo di risorse. E cosa c’è di più semplice e di più immediato che tassare le case che stanno lì e che non possono scappare? L’Imu, ha sostenuto Kang, va mantenuta per incoraggiare l'economia. Appunto. L’idea è quella di razziare soldi ai cittadini e alle famiglie per girarle alle imprese e alle banche. Questo del resto è il capitalismo moderno che può sopravvivere soltanto grazie al sostegno e alla complicità degli Stati.

Sull’imbarazzato il commento di Fabrizio Saccomanni, ministro dell'Economia, che ha spiegato che il governo terrà conto dell'opinione del Fondo Monetario Internazionale e che, in ogni caso, l'obiettivo è quello di trovare il consenso all'interno della coalizione. Le dichiarazioni degli esponenti del centrodestra, almeno a parole, hanno ribadito che la linea è sempre quella di togliere definitivamente l’Imu dalla prima casa. Per tutti, Luigi Casero, membro del PdL e viceministro dell'Economia, che ha assicurato che si tratta di un fattore di equità a favore delle famiglie, e dunque di crescita. In senso opposto a quello espresso da Kang. Continueranno a pagare l’Imu come prima casa soltanto le case definite “di lusso”. Un termine troppo ambiguo per non comportare distorsioni. Che vuol dire di lusso? Il quartiere dove si trova l’immobile o la sua tipologia? Tutti concetti che si muovono al confine della incostituzionalità e che gli interessati potranno fare valere fino ai superiori gradi di giudizio. Anche perché Casero, dimostrando di essere condizionato da quella deteriore mentalità liberista, ha sostenuto che l'Italia deve puntare su lavoro e imprese e superare le rendite. Quelle immobiliari ovviamente. E poi, ha insistito, questo Paese deve fare ancora riforme importanti e “impopolari”. Già, impopolari perché verranno fatte pagare ai cittadini.

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