Il collante della crisi tra povertà e fertilità - di Loretta Napoleoni
Tra povertà e fertilità esiste un legame che generazioni di sociologi, demografi ed economisti studiano per capirne la natura. Da decenni si dibatte se la prima generazione post bellica, quella battezzata "baby boom" perché copiosissima, nasceva dall'entusiasmo per la pace o dalle migliori condizioni economiche create dalla ricostruzione di un continente e dal Piano Marshall, che a sua volta aveva legato questo fenomeno all'industria americana. Fatto sta che, su entrambe le sponde dell'Atlantico, il volano esistenziale ed economico produsse tanta prosperità e tanti neonati.
Secondo un recente studio dell'Istituto di ricerche demografiche Max Planck, un centro di ricerche tedesco, dal 2008, ossia dal crollo della Lehman Brothers, il numero delle nascite nei 28 paesi dell'Unione europea è sceso in tandem con l'aumento di quello dei disoccupati. È ancora presto per dire se tra i due indicatori esiste una vera correlazione, e cioè un rapporto di dipendenza che fa sì che la disoccupazione induca i giovani a fare meno figli e viceversa, ma il sospetto che tutto ciò sia vero è forte.
I meno fertili sono infatti i giovani sotto i 25 anni che vivono nel sud Europa, in Paesi come la Spagna. Colpite dal morbo dell'infertilità sono anche l'Ungheria, l'Irlanda, la Croazia, ma pure nella Repubblica Ceca, in Polonia e nel Regno Unito nascono sempre meno bambini. Mentre in Germania e in Svizzera, che non hanno problemi di occupazione, il numero delle nascite è rimasto invariato. I dati più recenti sono preoccupanti. Dal 2008 al 2011 in Spagna il tasso di fertilità - numero di neonati per ogni donna - è sceso dell'otto per cento mentre quello di disoccupazione è salito dall'8,3 all'11,3 per cento.
A complicare i rapporti tra fertilità e disoccupazione è l'orologio biologico delle donne. Secondo i dati raccolti un aumento dell'1 per cento del tasso di disoccupazione produce una riduzione di quello di fertilità dello 0,2 per cento, nella classe d'età compresa tra i 15 ed i 19 anni, e dello 0,1 per cento in quella tra i 20 ed i 24. Più si va avanti con gli anni e meno valida è la correlazione tra i due tassi, fino ad esaurirsi negli ultra quarantenni. È però anche vero che i più colpiti dalla disoccupazione sono i giovani, come è certo che se questo trend non cambia il Vecchio continente diventerà sempre più decrepito.
Fonte: http://www.caffe.ch/stories/numeri/43859_il_collante_della_crisi_tra_povert_e_fertilit/