" I nodi del debito ci sono ancora" di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://blog.oggi.it/michela-auriti/files/2011/11/Napoleoni.gifLa tattica è sempre la stessa: usare frasi vaghe per descrivere blandi compromessi nel tentativo di illudere i mercati che la strategia per salvare l'euro sia cambiata. Ma anche questa volta la sostanza dell'accordo ribadisce la rigidità della Germania e le difficoltà dell'Ue di arrivare ad un accordo che funzioni per risolvere il problema dell'Europa: la quantità ingente di debito spazzatura in circolo nel Continente. È quindi molto probabile che, come per i precedenti 19 summit, anche questo produrrà un'euforia di breve periodo. E vediamo perché.
La decisione di considerare i prestiti concessi dal fondo salva Stati e dal meccanismo di stabilità alla stregua dei prestiti concessi dal settore privato non garantisce che questi ultimi saranno ripagati meglio o più velocemente. Se in un ipotetico futuro la Spagna o l'Italia si dovessero trovare nella stessa situazione della Grecia, il trattamento nei confronti del settore privato sarà, con molta probabilità, identico. Quindi non è vero che da venerdì gli investitori privati sono stati incoraggiati ad acquistare il debito pubblico spagnolo o italiano.
In secondo luogo rimane la questione dei fondi, da dove arriveranno? Il meccanismo di stabilità, che tutti considerano l'ultimo salvatore, non esiste ancora. Soltanto 4 dei 17 Stati che lo devono ratificare l'hanno già fatto e la data ultima per farlo è il 9 luglio, tra meno di due settimane.
Sempre secondo gli accordi, il 30% del fondo arriverà dalla Spagna e dall'Italia, ciò significa che quasi un terzo dei soldi che dovrebbero aiutare queste nazioni a difendere gli spread (i differenziali dei tassi sulle obbligazioni) arriverà da loro. Assurdo? È quello che molti si stanno chiedendo.
E qui vale la pena di aprire una piccola parentesi. Il fondo di stabilità avrà un capitale massimo di 500 miliardi di euro mentre il debito della Spagna e dell'Italia è al momento pari a 2.700 miliardi di euro. Senza un accordo che permetta alla Banca centrale europea di stampare denaro e di agire quale banca dell'ultima spiaggia, il meccanismo di stabilità non serve a nulla.
E qui torniamo al nocciolo della questione: da dove arriveranno i soldi per finanziarlo? di questo non se ne discute ne se ne parla per un semplice motivo: i soldi non ci sono. L'idea che questa istituzione venda obbligazioni non funzionerà perché da mesi nessuno acquista più il debito europeo, ecco perché sia il fondo salva Stati che il meccanismo di stabilità sono a corto di soldi. Non ci sono sul mercato dei capitali 500 miliardi di euro a disposizione per questa istituzione.
Infine, l'idea che la concessione che la Bce finanzi direttamente le banche aiuti a risolvere il problema è anch'essa sbagliata. Come è successo con il Ltro, l'offerta illimitata di obbligazioni a tre anni quale collaterale per prestiti concessi dalla Bce, questa strategia diventerà un boomerang. Le banche che chiederanno aiuto verranno punite dal mercato dei capitali come abbiamo già visto. Perché attingere a questi fondi significa ammettere di essere in grave difficoltà. Dulcis in fundo tutte queste riforme e cambiamenti non entreranno in vigore fino al dicembre del 2012, nel frattempo cosa succederà alla Spagna e all'Italia? Le previsioni a medio e lungo termine rimangono pessime, dunque, a Bruxelles i maghi della politica europea hanno guadagnato per l'euro un altro mese di vita. ( Fonte: www.caffe.ch)

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