" I fondi salva stati sono misera cosa" di Loretta Napoleoni
Nell'occhio del ciclone "Crisi dell'Euro" adesso c'è la Spagna. Il governo di Mariano Rajoy ha annunciato nuovi tagli per 27 miliardi di euro che, a detta di molti economisti, contrarranno ulteriormente il gettito fiscale e la crescita (nel primo trimestre dell'anno il Pil era già a meno1,7%), e faranno aumentare la disoccupazione. Anche la Grecia, che da poche settimane ha ottenuto uno sconto del 75% sul debito nelle mani del settore privato, non riesce a riprendersi; al punto che il premier Papademus non ha escluso una terza richiesta d'aiuto finanziario. Poi c'è l'Italia, dove gli indicatori economici fanno presagire un destino simile a quello della Grecia. Contrazione della domanda e della crescita, scontri sindacali sull'articolo 18 (quello riguardante i licenziamenti per motivi economici e non giustificati), fallimento delle medie e piccole imprese (12 mila hanno chiuso i battenti nel 2011 licenziando 50 mila dipendenti).
Di fronte a questo scenario prevedibilmente apocalittico lo scorso anno l'Unione europea aveva creato un fondo "salva stati", con un capitale di 440 miliardi di euro. Tra Irlanda, Portogallo e Grecia, gli aiuti già concessi ammontano a 240 miliardi. A giugno sarebbero rimasti disponibili soltanto 200 miliardi, pronti ad essere usati soltanto in circostanze eccezionali. Almeno fino a luglio, quando partirà invece il Meccanismo di stabilità europeo - l'equivalente del Fondo monetario internazionale - che avrà un capitale di 500 miliardi di euro. E questa, adifferenza del fondo salva-stati, che rimarrà in funzione fino alla metà del 2013, sarà un'istituzione permanente.
Venerdì scorso, comunque, si è deciso di potenziare questi fondi, portando il capitale totale a disposizione di chi ne ha bisogno a 800 miliardi di euro. Si tratta di un modesto aumento rispetto ai capitali già promessi da parte di Eurolandia. Poca cosa, anche perché da questa cifra bisognerà detratte i prestiti già erogati. A detta dell'Unione europea, comunque, il contante a disposizione sarà di circa 700 miliardi di euro.
Vedremo domani, lunedì, come reagiranno i mercati, ma la risposta non sarà è certo positiva. Ancora una volta ci troviamo di fronte a decisioni di breve periodo e di compromesso: i tedeschi non hanno nessuna intenzione di gettare altro denaro nel pozzo nero del debito degli Stati sovrani della periferia, mentre una buona fetta di Eurolandia si aspetta esattamente il contrario. ( Fonte: www.caffe.ch)