" I fondi salva stati sono misera cosa" di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgNell'occhio del ciclone "Crisi dell'Euro" adesso c'è la Spagna. Il governo di Mariano Rajoy ha annunciato nuovi tagli per 27 miliardi di euro che, a detta di molti economisti, contrarranno ulteriormente il gettito fiscale e la crescita (nel primo trimestre dell'anno il Pil era già a meno1,7%), e faranno aumentare la disoccupazione. Anche la Grecia, che da poche settimane ha ottenuto uno sconto del 75% sul debito nelle mani del settore privato, non riesce a riprendersi; al punto che il premier Papademus non ha escluso una terza richiesta d'aiuto finanziario. Poi c'è l'Italia, dove gli indicatori economici fanno presagire un destino simile a quello della Grecia. Contrazione della domanda e della crescita, scontri sindacali sull'articolo 18 (quello riguardante i licenziamenti per motivi economici e non giustificati), fallimento delle medie e piccole imprese (12 mila hanno chiuso i battenti nel 2011 licenziando 50 mila dipendenti).
Di fronte a questo scenario prevedibilmente apocalittico lo scorso anno l'Unione europea aveva creato un fondo "salva stati", con un capitale di 440 miliardi di euro. Tra Irlanda, Portogallo  e Grecia, gli aiuti già concessi ammontano a 240 miliardi. A giugno sarebbero rimasti disponibili soltanto 200 miliardi, pronti ad essere usati soltanto in circostanze eccezionali. Almeno fino a luglio, quando partirà invece il Meccanismo di stabilità europeo - l'equivalente del Fondo monetario internazionale - che avrà un capitale di 500 miliardi di euro. E questa, adifferenza del  fondo salva-stati, che rimarrà in funzione fino alla metà del 2013, sarà un'istituzione permanente.
Venerdì scorso, comunque, si è deciso di potenziare questi fondi, portando il capitale totale a disposizione di chi ne ha bisogno a 800 miliardi di euro. Si tratta di un modesto aumento rispetto ai capitali già promessi da parte di Eurolandia. Poca cosa, anche perché da questa cifra bisognerà detratte i prestiti già erogati. A detta dell'Unione europea, comunque, il contante a disposizione sarà di circa 700 miliardi di euro.
Vedremo domani, lunedì, come reagiranno i mercati, ma la risposta non sarà è certo positiva. Ancora una volta ci troviamo di fronte a decisioni di breve periodo e di compromesso: i tedeschi non hanno nessuna intenzione di gettare altro denaro nel pozzo nero del debito degli Stati sovrani della periferia, mentre una buona fetta di Eurolandia si aspetta esattamente il contrario. ( Fonte: www.caffe.ch)

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