Ha l'anima sociale la Svizzera di successo - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgFuori dai confini svizzeri sembra assurda la decisione di indire un referendum su alcune  riforme legislative che limiterebbero ad 1:12 la proporzione tra i salari dei dipendenti e quelli dei manager delle imprese con sede in Svizzera. Ci si chiede: perché uccidere la gallina dalle uova d'oro?
Oggi la Svizzera ha un Pil pro capite alto, un  tasso di disoccupazione basso e l'inflazione è irrilevante. Un trend economico che fa invidia anche alla "grande" Germania, e molti attribuiscono questo successo alla capacità di poter attrarre entro i confini elvetici le grandi multinazionali come Google, Procter & Gamble, i giganti del commercio delle materie prime, da Cargill a Glencore, o gli hedge funds come Brevan Howard. Secondo quest'ottica limitare gli stipendi dei manager a mezzo milione di dollari l'anno e delegare al governo piuttosto che al libero mercato l'ammontare delle retribuzioni, renderebbe difficile la loro permanenza in Svizzera.
Ma la Svizzera possiede una seconda anima, quella sociale, che vede nel bene della comunità, e non in quello del singolo, lo scopo ultimo della politica e del governo. Ciò che all'estero non si sa è che quest'anima è il motore primo del successo economico svizzero. I maggiori contributi al Pil provengono infatti dalla piccola e media industria, imprese gestite in primis dagli azionisti e non esclusivamente dai super-manager. Imprese come Barry Callebaut, Schindler o il gruppo chimico Sika, che nel loro settore sono all'avanguardia nel mondo, anche grazie al controllo esercitato sui salari dei propri manager. Lo stesso non si può dire dei giganti come Ubs, Credit Suisse, Swiss Re che negli ultimi anni hanno avuto grossi problemi ed altrettanti grossi stipendi manageriali.
A livello collettivo, dunque, la piccola e media impresa elvetica ha una forza maggiore di quella esercitata dalle grandi multinazionali. E questo spiega la decisione di indire il referendum e la tranquillità con la quale questo verrà gestito. E dato che la ricchezza della nazione è custodita nel buon funzionamento delle piccole e medie imprese, il successo del referendum non provocherà un terremoto economico, come tanti all'estero pensano. La gallina dalle uova d'oro, insomma, continuerà a produrle. Piuttosto si tratterà di un assestamento, positivo nel lungo periodo per l'economia e la società svizzera e chissà forse anche per l'Europa se tutto ciò verrà trattato come un esempio da seguire.
Fonte: www.caffe.ch

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