" Grecia e Spagna deprimono le Borse europee" di Alfonso Abagnale
Nuova giornata di passione sui mercati internazionali a causa dello stallo politico in Grecia e dei timori di un tracollo delle banche in Spagna.
Con l'eccezione di Francoforte, le Borse del Vecchio Continente chiudono in rosso per il secondo giorno di fila, mentre gli spread di Italia e Spagna viaggiano ormai ampiamente sopra la soglia di guardia. Il differenziale tra il Btp decennale e l'analogo bund tedesco archivia la seduta in forte rialzo sulle piattaforme internazionali. Su quella Reuters lo spread vola a 428 punti base mentre su quella Bloomberg si porta a 408 punti. La forbice tra i titoli iberici e quelli tedeschi si allarga a 456 punti, ai massimi da novembre, col tasso sui bonos in crescita al 6,08%. E anche il rischio bancarotta del Paese iberico tocca un nuovo record, con i credit default swaps in volata a 512 punti. La Spagna intanto nazionalizzerà parzialmente Bankia, quarta banca iberica, che ha chiesto la conversione in azioni ordinarie dei titoli privilegiati in suo possesso. Richiesta appoggiata dal governo che dopo la conversione, avrà il 45%.
Crollano invece a nuovi minimi storici i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi, con gli investitori sempre più a caccia di un bene rifugio. Il bund a dieci anni non paga nemmeno l'1,5%, ieri il rendimento è sceso infatti all'1,498%, mentre quello a 30 anni offre un misero 2,242% d'interesse.
Sul fronte azionario, la Borsa di Madrid è maglia nera in Europa precipitando ai livelli di circa nove anni fa. L'indice di riferimento Ibex 35 cede in chiusura il 2,77%. Secondo uno studio di Rbs, le sette principali banche spagnole hanno bisogno di altri 68 miliardi di euro di capitale aggiuntivo per compensare i prestiti in sofferenza e soddisfare i requisiti di patrimonio. Milano è la seconda peggiore piazza in Europa lasciando sul campo l'1,18%. Contengono i danni Londra (-0,44%) e Parigi (-0,20%) mentre si tiene a galla Francoforte con un +0,44%. In seguito all'empasse politico in cui è piombata la Grecia, dopo le elezioni, non sembra più un tabù parlare apertamente di una sua uscita dalla moneta unica. «Se la Grecia decide di uscire dall'euro, non possiamo costringerla», ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Un'altra fumata nera, ieri, nella frenetica ricerca in Grecia di una coalizione di governo che possa riportare un po' di stabilità nel Paese ancora allo sbando dopo le elezioni di domenica che hanno provocato il crollo dei due partiti tradizionali e lo smembramento della scena politica. Ma occorre fare presto anche perchè, senza un governo credibile con cui presentarsi ai creditori, questi – e la Merkel è stata chiara – bloccheranno i prestiti già concessi (anche se oggi dovrebbero arrivare 4,2 miliardi della prossima tranche di aiuti europei). Con il rischio che lo Stato ellenico fra pochi mesi non avrà il denaro per pagare stipendi e pensioni.
Consapevole di ciò, Alexis Tsipras – leader della Coalizione delle Sinistre radicali (Syriza) impegnato ieri per il secondo giorno nelle consultazioni con i leader degli altri partiti – ha cercato persino l'appoggio del neo presidente francese François Hollande, chiedendogli pubblicamente un incontro. La sua speranza si è però infranta contro il rigido protocollo dell'Eliseo che non consente al capo di Stato francese di ricevere leader di partiti.
Che i colloqui intrapresi ieri da Tsipras non andassero per il verso giusto si era già capito al termine dell'incontro con Panos Kammenos, il leader dei Greci Indipendenti (33 seggi alle ultime elezioni). «Non c'è niente da fare, non abbiamo la maggioranza – ha detto Kammenos –. Abbiamo constatato che non c'è il numero sufficiente di deputati dello schieramento anti-Memorandum per costituire una maggioranza. Quindi non possiamo andare avanti e tutto è rinviato alla riunione che i leader dei partiti avranno presto con il capo dello Stato». ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)