GLI ERRORI PIU' COMUNI DEL TRADER
Uno degli errori più comuni dei trader, dovuto al non rispetto del sistema delle regole, si definisce "loss trap" ossia tenere titoli in perdita perché il titolo è troppo deprezzato per poterlo vendere.
Quando un solo titolo è immobilizzato, ci si può permettere il lusso di aspettare tenendo immobilizzata una piccola cifra, ma se i titoli "bloccati" iniziano ad essere diversi, essendo le risorse nella maggioranza dei casi limitate, il rimaner invischiati su una o più azioni che non vanno precluderà la possibilità di far "lavorare bene" i soldi.
Anche se dopo un lungo downside (discesa) o anche solo dopo un lungo trading range (movimento laterale) il titolo si decide a risalire recuperando quanto perso ed entrando in zona guadagno, non vorrà dire che la strategia adottata sia giusta. Questo perché resterebbe sempre da chiedersi quale sarebbe stata la redditività di quei soldi se invece che su quel titolo in perdita, o stagnante, fossero stati impiegati su titoli vincenti. E' evidente, quindi, come il fattore tempo sia fondamentale nelle strategie di Borsa in quanto è chiaro come sia ben diverso guadagnare, ad esempio, il 10% in un giorno, una settimana o in un'anno.
Un altro errore in cui incorrono spesso i trader è quello di giudicare conveniente un'azione perché ha perso molto. Si spiegano così i portafogli di molti investitori pieni di azioni di aziende che all'inizio della loro interminabile discesa dei corsi sembravano in ottima salute . Succede spesso che la situazione si appesantisce ulteriormente allorquando gli investitori scelgono la scellerata strategia di mediarle al ribasso, cioè accumulare il titolo acquistandolo a prezzi via via più bassi lungo tutta la parabola discendente. Accumulare azioni che apparentemente inspiegabilmente hanno lunghi periodi di calo (downside) non è mai una pratica consigliabile per i seguenti motivi:
1) Se veramente sono azioni di aziende sane che, però, non fanno altro che scendere, vuol dire che ci sono "mani forti", ossia investitori istituzionali o grossi fondi d'investimento, che vogliono tenere i corsi bassi per i loro imperscrutabili motivi. Inutile acquistare queste azioni mentre scendono sulla base di argomentazioni fondamentali perché è sicuro che chi vuole tenerle sottovalutate è più forte di qualsiasi ragione di carattere fondamentale.Ciò non vuol dire che queste azioni non siano interessanti, anzi lo sono molto ma vanno monitorate attentamente perché i loro breackout, ossia la rottura esplosiva di importanti resistenze, sono il segnale che la strategia delle "mani forti" sta cambiando e quindi bisogna essere pronti a seguirla. Ecco perché è utile che analisi dei fondamentali ed analisi tecnica interagiscano perché la prima può segnalare per tempo le azioni sottovalutate e la seconda i breackout.
2) In una situazione normale se un'azione scende ci sono dei motivi e non è detto che il mercato ne sia a conoscenza, anzi solitamente i trader non professionisti li scoprono solo in un secondo momento, quando ormai il loro investimento è ampiamente compromesso.
3) Anche ammettendo che un'azione abbia finalmente imboccato l'upside, o risalita, bisogna tenere ben presente i potenziali venditori in agguato; questi sono coloro i quali hanno acquistato il titolo prima che si inserisse nella lunga parabola discendente e che non aspettano altro che raggiungere il break even point ossia chiudere la posizione in pareggio. Una tecnica utile per individuare i potenziali venditori ai diversi livelli di prezzo è quella di studiare attentamente i volumi ai vari livelli delle resistenze. ( Fonte: www.sostrader.it)