GIANCARLO MARCOTTI. FIAT: ATTENZIONE AI PREZZI DI CARICO ASSEGNATI DALLE BANCHE

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Al termine della prima giornata di contrattazione dell'anno in corso sulla Borsa Italiana, in fase di Commento di Chiusura, mi son trovato a dover risolvere il problema del calcolo della performance dei due titoli nati dallo spin-off di Fiat.
Ho attribuito un guadagno del 4,91% a Fiat spa che aveva terminato le contrattazioni a 7,025 euro e un guadagno del 3,05% per Fiat Industrial il cui fixing era avvenuto a quota 9 euro.
Ciò in quanto avevo assegnato un prezzo di riferimento figurativo al 30/12/2010 di 6,696 euro per il titolo Fiat spa e 8,734 euro per Fiat Industrial.
Invitato da più parti a giustificare i valori da me calcolati decisi, il giorno 10 di gennaio, di pubblicare un articolo esaustivo in merito, dal titolo “Come si calcola la performance del titolo Fiat” in quanto per me il problema risiedeva nel calcolo del rendimento finanziario dei titoli coinvolti.
Ora, dato che sulle performances viene applicata la ritenuta fiscale di legge, il cosiddetto capital gain, diversi lettori mi hanno scritto lamentandosi che la loro Banca non aveva applicato i criteri da me suggeriti, avendo, come risultato, rendimenti dei titoli assolutamente divergenti.
Ecco una mail da me ricevuta che ritengo emblematica e che mi permette di fare alcune importanti osservazioni, ovviamente ometto, per questione di privacy il nome del lettore e della Banca.

Buongiorno ho visto il suo articolo sulla scissione di fiat, premetto che non sono uno esperto ma dopo aver letto il suo parere sullo spin off sono in completa confusione....la mia banca mi ha assegnato altri prezzi sul mio portafoglio..ha attribuito il valore del 70% sul mio prezzo medio di carico per la fiat spa ed un 30% sulle industrial il mio prezzo di carico è 14,387...e cosi fatto le fiat spa le hanno caricate a 10.07 e quindi con minusvalenza del 30% circa.....mentre le industrial caricate 4,31 con plusvalenza di oltre il 140%....continuano a dirmi che il loro conto è giusto e cmq hanno usato conteggi diversi per il calcolo... ringrazio anticipatamente per una sua risposta grazie
1) innanzitutto sgombriamo il campo da ogni equivoco, il conteggio della Banca è sbagliato! Che i calcoli giusti siano quelli da me indicati nell'articolo precedentemente citato non lo dico soltanto io. Sappiamo per certo che alcuni Istituti bancari per avere un parere “ufficiale” hanno girato il quesito a Borsa Italiana, la quale ha risposto fornendo esattamente i valori da me indicati. Naturalmente con ciò non intendo dire che Borsa Italiana abbia “copiato” i miei risultati, ma certamente, vista l'assoluta coincidenza delle cifre, ha usato lo stesso procedimento di calcolo. Anche Radio 24, emittente radiofonica de Il Sole 24 Ore, in una recente trasmissione ne ha dato notizia.
2) premesso questo, però, il lettore, e più in generale i vecchi azionisti Fiat, da una suddivisione diversa del prezzo di carico non hanno formalmente un danno economico, o meglio, la questione a questo punto diventa controversa.
Come viene riportato nella mail, ad una lettura superficiale, il lettore sembrerebbe che possa avere un danno economico visto che, da un lato, ha una minusvalenza del 30% mentre dall'altro ottiene una plusvalenza del 140% su un analogo numero di azioni.
Bisogna però tener conto che il 30% di minusvalenza viene calcolato su un prezzo di 10,07 euro, mentre il 140% di plusvalenza viene calcolato su 4,31 euro.
Nella realtà il calcolo del capital gain viene effettuato sugli euro guadagnati non sulle performances, quindi, per fare un esempio, se egli avesse venduto entrambi i titoli in sede di chiusura venerdì scorso, egli avrebbe avuto una plusvalenza di 2,343 euro per ogni “coppia” di azioni possedute, indipendentemente dalla suddivisione del prezzo di carico.
Come diceva quel famoso matematico “è la somma che fa il totale” nel senso che, sempre nell'ipotesi dell'esempio precedente, la vendita dei due titoli Fiat in asta di chiusura di venerdì scorso avrebbe fruttato 16,73 euro per ogni “coppia” di azioni (6,985 + 9,745), ed ora, dato che il prezzo di carico, in totale, era di 14,387 euro il capital gain risulta di 2,343 euro.
Qualora la Banca avesse operato la suddivisione da me suggerita (il 43,696% per Fiat e il 56,604% per Fiat Industrial) i prezzi di carico dei due titoli sarebbero diventati 6,2434 per Fiat e 8,1436 per Fiat Industrial. Nell'ipotesi di vendita a venerdì scorso, si sarebbero avute due plusvalenze, e precisamente di 0,7416 euro per azione Fiat e 1,6014 per azione Fiat Industrial, e quindi comunque un totale di 2,343 euro per ogni “coppia” di azioni.
Di conseguenza il prelievo fiscale relativo all'imposta di capital gain sarebbe stato il medesimo.
Abbiamo però usato l'avverbio formalmente perché è noto a tutti come per un investitore il prezzo di carico possa condizionare le scelte d'investimento ed ancor più di disinvestimento. In pratica, psicologicamente, non è la stessa cosa avere in carico due titoli uno dei quali sta guadagnando 5,4289 euro ad azione mentre l'altro ne sta perdendo 3,0859, rispetto ad avere entrambi i titoli in guadagno uno di 0,7416 e l'altro di 1,6014 euro ad azione.
Per questo riteniamo che la differenza da formale possa esser ritenuta sostanziale andando ad incidere sulle scelte future che gli azionisti si troveranno ad operare.
L’investitore infatti potrebbe essere indotto a vendere un solo titolo per proprie “esigenze” fiscali, e comunque la mancata uniformità dei vari Istituti bancari è assolutamente inaccettabile.
In conclusione, quindi, ritengo di poter affermare che coloro che si sono visti attribuire, dalla propria Banca, prezzi di carico, sui nuovi titoli Fiat spa e Fiat Industrial spa, calcolati in maniera arbitraria, possano richiedere, a buon diritto, che gli stessi vengano ricalcolati con la suddivisione da me proposta.
Autore: Giancarlo Marcotti
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