GIANCARLO MARCOTTI: BORSE EUROPEE POCO VARIATE. COMMENTO DI CHIUSURA 31/ 01/ 2011

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Una seduta dai tre volti, una prima parte tutta improntata alle vendite, poi una netta inversione di tendenza che portava il Ftse Mib a superare quota 22.200 punti, quindi un’ultima parte in cui si limavano i guadagni fino a concludere quasi sulla parità.
Il clima, all’apertura dei listini europei era tutt’altro che positivo, i timori per la situazione egiziana aleggiavano in tutte le sale operative, e le borse asiatiche avevano chiuso le contrattazioni con ribassi superiori al punto percentuale. Anche il Kospi di Seul terminava con un ribasso dell’1,8%, nonostante un dato decisamente confortante riguardante la produzione industriale, che in Corea del Sud è cresciuta del 9,8%, quindi ben oltre le attese.
 
Un’ora dopo l’avvio, però, si cominciava ad invertire la rotta ed a ridurre le perdite. Per il nostro indice principale, erano i titoli bancari a suonare la carica e tornavano a vedersi diverse frecce verdi.
 
A sbloccare la situazione l’impatto “estremamente contenuto”, per le banche italiane, della crisi egiziana che invece colpisce Italcementi, l’azienda dei Pesenti infatti produce il 15% del proprio fatturato proprio nel paese nordafricano.
 
Alla fine, comunque, era ancora Parmalat (+1,9%) a far registrare un’ottima performance, sull’azienda di Collecchio non si spengono le voci di cambi al vertice e resta sempre tra i titoli più monitorati in questo periodo.
 
Miglior titolo della seduta per Enel Green Power (+2,0%) in barba ai gufi (leggi Citigroup) che venerdì avevano diramato un report decisamente pesante (“Sell” e tp a 1,50 euro).
 
Inversione a U anche per Fiat (+1,5%) dopo una partenza sul fondo della classifica, trovava nuovi compratori che spingevano le quotazioni fino a chiudere a quota 7,1 euro. Il titolo ha senza dubbio beneficiato della notizia che nel 2011 aumenterà la propria quota in Chrysler, oltre al giudizio positivo di Mediobanca (“Outperform”) che ha anche sparato uno stratosferico target price a 11 euro.
 
Per tutta la seduta in territorio positivo Diasorin (+1,4%) sorretta dal “Buy” di Societe Generale. E’ tornata a crescere anche Saipem (+1,4%) che rimbalza nuovamente da quota 36 euro.
 
Bene le utilities, sia Enel (+0,6%) che Terna (+0,5%) beneficiano di due “Buy” arrivati rispettivamente da Ubs e da Unicredit Mib.
 
Non ha portato bene invece il “Buy” di Banca Leonardo per Autogrill (-0,7%), peggio ancora ha fatto Fondiaria (-2,1%) insensibile alla doppia promozione arrivata da Banca Imi e Cheuvreux.
 
Male anche Telecom (-1,5%) particolarmente bersagliata da downgrades, dopo il “Sell” da parte di JP Morgan arrivato venerdì scorso oggi è stato il turno di Equita Sim (Reduce).
 
Molto contrastati, alla fine, i titoli bancari, alle buone performances di Ubi Banca (+1,4%), Banco Popolare (+1,3%) e Intesa (+0,9%) si contrappongono Mediobanca (-0,7%) e soprattutto Unicredit (-1,0%).
 
Infine un’occhiata al dollaro, mentre i principali listini statunitensi continuano la seduta con rialzi anche se contenuti, il biglietto verde è tornato nuovamente sopra quota 1,37 rispetto all’euro ed è sceso sotto il livello 82 contro yen.
 
A nostro avviso non può essere molto distante un nuovo intervento da parte della BanK of Japan che non può tollerare ancora a lungo tassi di cambio così penalizzanti.
 
Wall Street parte col piede giusto. I titoli energetici trascinano gli indici al rialzo
I timori per la situazione in Egitto potevano condizionare la seduta odierna, ma il sentiment è tornato positivo dopo che sono stati resi noti dati macro migliori delle attese.
Sono cresciute più del consenso le spese personali e soprattutto l’indice PMI di Chicago è salito, nel mese di gennaio, a 68,8 punti, dai precedenti 66,8  ben oltre quanto previsto dal mercato (65), tornando sui massimi dal 1988.
 
E’ così tornata la fiducia fra gli investitori e, dopo una timida apertura, gli indici hanno virato in positivo, anche se i rialzi si sono mantenuti mediamente nell’ordine del mezzo punto percentuale.
 
A trascinare gli indici il settore oil che monetizza il ritorno del petrolio sopra quota 92 dollari il barile, in due giorni, quindi, il prezzo dell’oro nero è aumentato del 7%.
 
Inoltre oggi è stata resa nota la trimestrale di Exxon (+2,1%) risultata decisamente superiore alle attese. L’utile netto è salito a 9,25 miliardi di dollari (+53%) ed S&P ha confermato il giudizio “Strong Buy” alzando le stime dell’eps per l’anno in corso a 7,05 dollari, ritoccato anche il prezzo obiettivo a 95 dollari (ex 85).
 
Tutto il comparto ha beneficiato della notizia, sull’S&P100 (+0,8%) il miglior titolo è risultato Devon Energy (+4,2%), buona performance anche per National Oilwell (+3,4%) e non smette di crescere Baker Hughes (+1,8%).
 
Nelle parti basse della classifica ancora Ford (-2,0%) crollata fino a 15,5 dollari prima di recuperare sul finale e concludere a ridosso dei 16 dollari. Ha fatto peggio oggi solo Bristol Myers (-2,4%) avvicinatasi pericolosamente verso quota 25 euro.
 
Sul Dow Jones (+0,6%) guida i rialzi Alcoa (+2,7%), a seguire il già citato Exxon, IBM (+1,8%) e  Chevron (+1,7%).
 
Tra i ribassi spiccano quelli di Procter & Gamble (-1,7%) il cui crollo sta cominciando ad assumere dimensioni preoccupanti,  Wal Mart (-1,1%) in ritracciamento dopo i forti rialzi dei giorni scorsi e American Express (-1,1%).
 
Sul Nasdaq (+0,5%)  da segnalare l’ottima performance di First Solar (+4,8%), ma, come al solito, è stata Apple (+1,0%) ad apportare il maggior numero di punti all’indice.
 
Il biotecnologico Genzyme (+3,2%) festeggia l’imminente accordo per un farmaco anti leucemia con Sanofi-Aventis.
 
Tra i ribassi più consistenti segnaliamo Check Point (-3,6%) ed ancora Sandisk (-3,1%). Brutta seduta anche per la società del Blackberry, Research in Motion è infatti scesa del 1,7% tornando così sotto quota 60 dollari.
 
Ma a catalizzare per tutta la seduta l’attenzione degli investitori è stata Intel, l’azienda ha annunciato un profit warning causato da errori nella progettazione di un chipset che porterà alla riduzione di vendite per il primo trimestre nell’ordine di 300 milioni di dollari. Il titolo all’annuncio della notizia (10:18 ora di New York) è sceso in un secondo di circa un punto e mezzo percentuale, ma incredibilmente negli ultimi minuti della seduta ha recuperato tutte le perdite terminando la giornata a 21,46 dollari, esattamente la stessa quotazione del giorno precedente.
Giancarlo Marcotti
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