GIANCARLO MARCOTTI. AUMENTI DI CAPITALE A PAGAMENTO: COME CALCOLARE LA PERFORMANCE DI UN TITOLO AZIONARIO
Spesso, per i titoli coinvolti in operazioni di aumento di capitale a pagamento, vengono calcolate performances contrastanti. Queste differenze derivano dal procedimento utilizzato, taluni, infatti, eseguono i conteggi nell’ipotesi di adesione all’adc quindi con l’esercizio totale dei diritti assegnati, altri invece supponendo la vendita dei diritti, e c’è chi addirittura non tiene in alcun conto l’assegnazione stessa dei diritti. La domanda da porsi diventa così: esiste un metodo oggettivamente preferibile per calcolare il rendimento finanziario dei titoli in presenza di un’operazione di aumento di capitale a pagamento?
Innanzitutto dobbiamo comprendere bene quali siano i termini del problema.
Per ogni singolo investitore la performance di una qualsiasi tipologia di investimento è semplicemente data dalla differenza percentuale tra il valore al termine dell’operazione e quello iniziale, evidentemente se questa differenza è positiva si sarà avuto un guadagno, nel caso contrario una perdita. Ciò non può quindi portare a differenti interpretazioni, si tratta del banale calcolo di una percentuale tra due valori ben specificati.
Con ciò intendiamo dire che per il singolo investitore il problema non si pone, ognuno può calcolarsi il proprio rendimento finanziario visto che conosce perfettamente l’importo investito e quello ricavato alla fine dell’operazione finanziaria.
Ora però il problema che ci troviamo ad affrontare è quello del calcolo della performance di un titolo, non di una operazione finanziaria, anche se, generalmente, le due cose non differiscono e coincidono. Infatti il rendimento finanziario o performance di un titolo è dato dalla differenza percentuale dei valori di quel titolo in due istanti di tempo differenti.
Un aumento di capitale, però, scombussola questa identità perché cambia l’essenza stessa dell’investimento, i diritti infatti, che sono generalmente attribuiti in una operazione di adc a pagamento, non sono, di per sé, le stesse azioni che noi avevamo acquistato, ma qualcos’altro (infatti hanno un diverso codice Isin) e solo con una libera scelta si possono convertire, pagando un prezzo stabilito, in nuove azioni.
Passatemi ora un esempio banale, ma che spero possa essere chiarificatore, ho voluto chiamare il sito Finanza In Chiaro proprio per questo motivo:
se io con dei soldi compro delle mele ed ad un certo punto mi danno in regalo delle pere in cambio di una riduzione del valore delle mie mele, la cosa non mi scombussola per niente, poiché quando andrò a vendere, che io abbia solo mele, oppure mele e pere, ne ricaverò nuovamente dei soldi e la mia performance sarà data dalla differenza del denaro ricavato alla fine e quello investito all’inizio. Quindi, visto che sempre di soldi stiamo parlando, non ci possono essere né incomprensioni, né interpretazioni differenti.
Ma se io devo calcolare la performance delle sole mele, ed in un determinato momento queste diminuiscono di valore in cambio di un po’ di pere, il problema c’è, eccome.
E’ vero che le pere che mi danno possono tornare ad essere mele, ma solo dopo una scelta personale e volontaria, non oggettiva nè obbligata.
Ed allora? Come si risolve il problema?
Il calcolo deve essere oggettivo, quindi non può dipendere da una scelta volontaria, in altri termini noi non possiamo calcolare la performance nell’ipotesi che tutti gli investitori aderiscano o meno all’aumento di capitale poiché questa scelta rimane soggettiva.
Di conseguenza si opta per un “ricalcolo” di tutti i prezzi precedenti, con la “svalutazione” derivante dall’operazione di aumento di capitale, in pratica si calcola un fattore di conversione (denominato fattore k) con il quale vengono ricalcolati tutti i valori precedenti del titolo, rendendoli così confrontabili e permettendo il calcolo di una performance “oggettiva” fra periodi di tempo differenti.
Il calcolo di questo “fattore di conversione” è demandato all’organismo preposto (generalmente la società che gestisce la Borsa valori) ed ha due particolarità:
1) viene effettuato prendendo come base il prezzo ufficiale del giorno antecedente l’inizio dell’operazione di aumento di capitale (non quindi il prezzo di riferimento)
2) viene calcolato sul flottante di Borsa (escluse quindi le azioni proprie detenute dalla società)
Giancarlo Marcotti
Pubblicità