FOCUS SUL NASDAQ 100

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Vorremmo oggi porre l'accento su un aspetto del quale si parla poco: l'andamento estremamente positivo dell'indice americano Nasdaq 100.

In pratica l'indice che raggruppa i principali titoli tecnologici statunitensi è tornato sui livelli antecedenti la crisi economica mondiale. Storicamente, se escludiamo il mese di ottobre del 2007, dobbiamo tornare ai tempi della “bolla internet”, cioè a dieci anni fa, per registrare valutazioni superiori a quella attuale.
 
Dal marzo 2009, ossia dal momento più buio della crisi economica internazionale, sono trascorsi venti mesi, di questi ben 15 hanno fatto registrare performances positive e soltanto 5 sono stati i ribassi, in questo periodo il valore del Nasdaq 100 è praticamente raddoppiato.
Ovviamente occorre chiedersi il perchè di tutto ciò, in altre parole perchè la crisi ha influito di meno sulle società tecnologiche?
 
A nostro avviso il motivo principale va proprio ricercato proprio nello scoppio della bolla internet del marzo 2000, “il botto” allora fu veramente spaventoso, l'indice in due anni passò da 4.800 a 830 punti (-82,7%!!!!) un “si salvi chi può” che più di una selezione fece una vera e propria pulizia etnica, facendo sopravvivere solo le aziende che si erano imposte nel loro settore.
 
L'esplosione della bolla ha avuto il merito di attribuire al fenomeno internet la valenza corretta, come sempre accade, infatti, la discesa (così come la precedente salita), fu veramente eccessiva, gli 830 punti del settembre 2002 erano all'incirca il valore che l'indice faceva segnare nei primi mesi del 1997, ma in quei cinque anni, dal punto di vista tecnologico, il mondo era radicalmente cambiato, la telefonia cellulare era diventata un fenomeno di massa e la rete internet aveva avuto una diffusione capillare.
La ripresa che quindi si sviluppò nei cinque anni successivi, fino all'ottobre 2007, almeno per buona parte, fu soltanto un riequilibrio di valutazioni eccessivamente sacrificate.
 
Veniamo così a quest'ultimo periodo, la crisi economica, innescata dai mutui subprime, ha portato il Nasdaq 100, in sedici mesi (dall'ottobre 2007 al febbraio 2009), a dimezzare il proprio valore, poi, come abbiamo anticipato, nei venti mesi successivi, queste perdite sono state interamente recuperate.
Il secondo motivo che a nostro avviso ha pesato in maniera preponderante sul forte recupero dell'indice tecnologico è la maggior reattività che il settore ha nei confronti della liquidità in circolazione. In altre parole, le operazioni messe in atto dai governi e dalle Banche Centrali di tutto il mondo (azzeramento dei tassi e immissione diretta di liquidità nel sistema) hanno un maggior impatto positivo su quelle aziende meno gravate da problematiche strutturali (come l'eccesso di personale) e più portate all'innovazione.
 
Facendo infatti un raffronto fra il Nasdaq 100 ed il Dow Jones, che ricordiamo raggruppa i trenta più importanti titoli industriali statunitensi, si evidenzia immediatamente come la fase di discesa dei due indici sia assolutamente analoga (anche il Dow Jones vede dimezzare, nei famigerati 16 mesi, il proprio valore), ma la risalita dell'indice industriale risulta, al momento, decisamente più contenuta.
Il Dow Jones, ad oggi, ha recuperato meno del 60% delle perdite, attestandosi in questi giorni poco sopra gli 11.000 punti, mentre nell'ottobre 2007 aveva superato quota 14.000.
 
Naturalmente non potremmo concludere senza azzardare qualche previsione per il futuro. Le operazioni di fusioni e acquisizioni che hanno interessato particolarmente il comparto tecnologico ci fanno ritenere che le big del settore abbiano approfittato dell'enorme liquidità in circolazione per rafforzare la propria struttura patrimoniale/finanziaria, questo è senza dubbio un buon segnale.
 
Dal punto di vista reddituale i miglioramenti sono stati meno marcati, ma comunque significativi.
Le preoccupazioni, naturalmente, sorgono dalle conseguenze che il comparto potrà avere nel momento in cui verrà gradualmente ritirata la liquidità attualmente riversata sul mercato.
 
Per il settore produttivo l'innovazione e lo sviluppo sono senz'altro elementi imprescindibili e la crisi attuale lo ha confermato, ma la diminuzione dei margini, nei momenti più difficili per l'economia mondiale, è senza dubbio uno degli aspetti che devono essere tenuti ben presente quando si intende investire sui mercati finanziari.
 
Vogliamo quindi concludere consigliando prudenza agli investitori, anche se l'attuale momento positivo potrebbe proseguire ulteriormente nel breve periodo.
Autore: Giancarlo Marcotti
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