Fitch vede nere le prospettive delle banche italiane - di Filippo Ghira
L’Italia con oltre il 127% di debito pubblico non se la passa bene ed offre occasioni alle società di rating Usa di declassare il giudizio sulla solvibilità futura dei nostri titoli pubblici. Nemmeno le banche sono messe così bene considerato che hanno molto risentito di una recessione che ha obbligato alla chiusura migliaia di imprese e mandato per strada centinaia di migliaia di dipendenti. Se le imprese chiudono e falliscono, automaticamente i crediti che le banche vantano nei loro confronti diventano sofferenze inesigibili ed anche i loro conti finiscono in rosso.
Fitch, la terza società per importanza dopo Moody’s e Standard&Poor’s, che a differenza delle altre due che sono made in Usa è franco-statunitense ha stilato un rapporto sulla situazione creditizia in Italia che riecheggia le dichiarazioni fatte in merito da Mario Draghi due giorni fa al direttivo della Bce, quando ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse.
La recessione durerà ancora a lungo, è il ragionamento di Fitch, il 2013 sarà un anno di stasi in tutta l’Unione europea e la ripresa annunciata sarà una ripresina stitica, inferiore alle previsioni e che si potrà vedere soltanto nella seconda metà dell’anno. Niente di eclatante quindi visto che essa servirà a recuperare una minima parte di quanto si è perso negli ultimi anni.. Da parte loro, le banche italiane che hanno smesso di finanziare le famiglie e le imprese in base al ragionamento che non si possono prestare altri soldi a chi non sarà in grado di restituirli, hanno bloccato il giro di denaro tenendolo immobilizzato e questo finirà inevitabilmente per ritorcersi contro la loro stessa salute. Pensare di poter continuare ad utilizzare i molti miliardi di euro ricevuti dalla Bce, al modico tasso dell’1% sotto forma di prestito triennale, per comprare titoli di Stato triennali e lucrarci sopra gli interessi, può garantire un reddito sicuro ma certamente non significa fare attività bancaria classica. L’unica, ribadiamolo, che può permettere all’economia nazionale di ripartire.
I crediti in sofferenza, ricorda Fitch che li ha stimati in 125 miliardi di euro, hanno imposto alle banche di operare delle rettifiche in bilancio. Aggiustamenti, imposti dalla Banca d'Italia, che hanno penalizzato in particolare le banche di più piccole dimensioni, posizionate a livello locale e che vivono e si sviluppano di legami stretti con il territorio nel quale operano e che hanno visto franare un sistema economico che avevano contribuito a fare sviluppare. E per il 2013 le prospettive non sono incoraggianti visto l’attuale momento economico critico che sembra non avere mai fine. Al contrario, sostiene Fitch, le banche più grandi e più forti dovrebbero essere in grado di gestire l'aumento degli accantonamenti e registrare utili di esercizio. In ogni caso, sarà necessario aspettare che l'economia interna riparta. Se la ripresa non ci sarà, pure la redditività delle banche ne risentirà.
E se la capitalizzazione di molte banche è migliorata Fitch non arriva a spiegare che tale risultato è stato ottenuto grazie ai prestiti della Bce. Prestiti che sarebbero dovuti serviti per tornare a finanziare l’economia reale, imprese e cittadini, ma che le banche hanno utilizzato invece per ricostruire il proprio patrimonio. Esattamente quello che sostiene Rinascita da oltre un anno. Esattamente quanto chiunque potrebbe appurare girando per le strade della propria città, incontrando piccoli imprenditori, negozianti e semplici cittadini.
Fitch giudica invece importante per le banche italiane mantenere riserve di capitale solide per aumentare la capacità di resistenza in un contesto operativo difficile come l’attuale. In caso contrario, è il monito della società franco-statunitense, i loro rating finirebbero sotto pressione. Quindi il rafforzamento degli accantonamenti per coprirsi dalle sofferenze che potrebbero divenire inesigibili è positivo, insiste Fitch che auspica però maggiori accantonamenti che potrebbero fornire migliori garanzie contro ulteriori deterioramenti. Resta il fatto, è la conclusione, che tale copertura è ancora rispetto agli standard internazionali. Le banche italiane sono quindi ancora troppo deboli.
Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=20135