" Fermare la speculazione si può, e fa bene all’economia" di Luca Fossati
I volumi delle transazioni globali sono aumentati vertiginosamente dai primi anni novanta, passando tra il 1990 ed il 2007 da circa quindici a ben settanta volte il valore del PIL mondiale.
Ma non ci si lasci ingannare. Questa incredibile crescita non è direttamente relazionabile ad un’espansione dell’economia reale che ha creato nuovi posti di lavoro e migliori salari. Piuttosto, questa liquidità estrema è dovuta a un processo di iper-inflazione dei mercati finanziari, un processo strettamente legato alla supremazia della speculazione a brevissimo termine rispetto agli investimenti di medio e lungo periodo. Le caratteristiche principali di questa espansione senza precedenti sono appunto il crescente distacco tra mercati secondari e l’economia reale, l’ascesa dell’intermediazione, la crescente complessità e opacità degli strumenti finanziari e lo spettacolare sviluppo del trading elettronico.
La crisi del credito ha evidenziato le debolezze ed i disequilibri del nostro sistema. In particolar modo, ha messo in luce un approccio di breve termine al capitale in contrapposizione ad un approccio di medio/lungo periodo. La crisi ha anche mostrato un divario crescente tra la funzione originale dei mercati finanziari – cioè quella di sostenere la stabilità e la crescita economica attraverso l’efficiente allocazione di capitale – e la situazione attuale dove le azioni degli investitori sono spesso slegate dai principi fondamentali del mercato e dalle logiche dell’economia dell’informazione.
I nostri mercati sono inondati di liquidità a brevissimo termine e mancano incentivi a livello europeo per favorire l’industria reale piuttosto che quella finanziaria. Questo comportamento slega ancora di più il binomio naturale tra industria e mercati finanziari: anziché avere mercati che propongono strumenti direttamente legati al valore di un’industria, abbiamo banche che costruiscono strumenti sempre più opachi, astratti e complessi; strumenti costruiti allo scopo di aggirare il valore dell’economia in crisi speculandoci sopra dando immancabilmente vita ad un circolo vizioso.
Questo è ovviamente il risultato di numerosi fattori la cui analisi non è l’obiettivo di questo breve articolo. Mi preme puntualizzare però quanto l’impatto sull’economia reale sia stato negativo già prima dello scoppio della bolla del credito e della successiva crisi. La speculazione fa parte delle logiche di mercato ed è intrinseca al mercato stesso. La speculazione di brevissimo termine, in contrasto, è economicamente e socialmente inutile e contribuisce in maniera decisiva allo sviluppo di bolle finanziarie.
La necessità di invertire l’attuale trend, riportando l’attenzione degli investitori sulla crescita reale, è quanto mai urgente. In questo quadro, il contributo di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) non va sottovalutato.
Una tassa molto bassa su tutte le transazioni finanziarie su borse organizzate e a tutti gli scambi over-the-counter (OTC) avrebbe un impatto solo sulle transazioni di tipo puramente speculativo – trading elettronico e trading di strumenti derivati che usano un margine sproporzionato – garantendo allo stesso tempo che normali scambi di titoli, azioni o derivati non ne siano colpiti in maniera rilevante. In sostanza, il costo cresce quanto più breve è l’orizzonte temporale e maggiore il rischio.
Per riscuotere una TTF quello che conta davvero è l’accesso alle informazioni sugli scambi. Se questo è semplice per le transazioni sulle borse organizzate, non è altrettanto evidente per gli scambi over-the-counter (OTC) che avvengono direttamente tra due intermediari. In particolare, le informazioni sul mercato dei derivati OTC (stimato tra l’80 ed il 90%) scarseggiano e sono difficilmente accessibili alle autorità. Questa situazione cambierà con l’implementazione del regolamento sui derivati OTC e le camere di compensazione (EMIR) appena approvato dalla commissione economica del parlamento europeo e in arrivo in plenaria nel mese di luglio. EMIR introduce un obbligo di notifica delle principali caratteristiche del contratto. Tutte le informazioni rilevanti riguardanti uno strumento derivato, sia esso scambiato su borsa o OTC, verranno stoccate in un apposito “repertorio di dati”. Le informazioni, insomma, saranno complete ed accessibili alle autorità. Per il mercato azionario invece, uno dei cardini della revisione della MiFID sarà sui sistemi di notifica delle transazioni. L’attenzione dei sostenitori della tassa dovrà essere massima al fine di garantire che tutte le transazioni effettuate over-the-counter siano registrate e stoccate come quelle effettuate su borsa.
Sulla fattibilità di una tassa sulle transazioni finanziarie sono stati condotti molti studi. La Commissione Europea sta preparando un impact assessment che sarà presentato ai margini della riunione del Consiglio Europeo del 24 giugno. Gli studi dimostrano che una tassa è tecnicamente possibile. Gli oppositori, tra i quali il Commissario Europeo alla fiscalità Algirdas Šemeta, sono contrari all’idea di una TTF e portano avanti l’idea di una tassa sulle attività finanziarie (FAT). Il problema della FAT è che tale tassa sarebbe immediatamente trasferita dagli intermediari ai consumatori e non avrebbe nessun tipo di effetto sulla speculazione e la tendenza al brevissimo termine appena descritti.
L’idea di una TTF è sostenuta tra gli altri dal gruppo dei socialisti e democratici al parlamento europeo, dal partito dei socialisti europei e, cosa più importante, dalla maggioranza dei cittadini.
La tassa sarebbe equamente divisa tra le due controparti della transazione; una tassa dello 0,05 % verrebbe a costare lo 0,025 % del valore della transazione.
L’impatto sarebbe in sostanza nullo su chiunque non sia un “high frequency trader” o uno speculatore che usa leve finanziarie che permettono di assumere posizioni molto speculative con un esborso iniziale in pratica nullo.
Nel caso dei sistemi di trading automatico ad alta frequenza, la tassa sarebbe particolarmente rilevante. Questo tipo di tecnica è completamente slegata dai fondamentali di mercato e non contribuisce ad una vera informazione sui prezzi (price discovery) sfruttando l’eccessiva liquidità dei mercati. Più è veloce lo scambio finanziario, meno lo stesso è correlato all’informazione. La ragione è semplice: gli investitori non hanno il tempo di formarsi un’opinione razionale sui fondamentali di mercato. Questo eccesso di liquidità sarebbe drasticamente ridotto da una tassa sulle transazioni finanziarie.
Infine, tenendo conto dei limiti imposti dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, una percentuale sostanziale (diciamo del 75%) degli introiti rimarrebbe a livello nazionale mentre la restante percentuale contribuirebbe direttamente ad un fondo speciale europeo, secondo l’articolo 311.
La TTF, insomma, è tecnicamente fattibile e se fino ad oggi è mancata una proposta della commissione europea, le ragioni sono unicamente politiche.
di Luca Fossati, funzionario del gruppo Socialisti & Democratici al Parlamento Europeo - www.euprogress.it