Eurozona: La Bce alla sbarra a Karlsruhe

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

L’11 giugno la corte costituzionale tedesca ha cominciato a esaminare la validità del programma di riacquisto di bond lanciato da Mario Draghi. Ancora una volta l’Ue è nelle mani dei giudici tedeschi.

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"Bce" - "Vietato pisci***: l'edificio non è solido come sembra" ( Heiko Sakurai)

L'intervento della corte di Karlsruhe riguarda il riacquisto da parte della Bce delle obbligazioni dei paesi indebitati della zona euro. La Corte dovrà valutare se per assicurare la stabilità dell'euro la banca centrale ha il diritto o meno di ricomprare ad libitum le obbligazioni dei paesi in deficit dell'Ue, come afferma il presidente della Bce Mario Draghi (“whatever it takes”). A meno che il suo giudizio non riguardi tanto una politica monetaria quanto un vero e proprio finanziamento illecito degli stati membri, come lascia intendere il presidente della Bundesbank Jens Weidmann,?

La Corte costituzionale tedesca non è competente per giudicare la Bce, ma le istituzioni europee sono abilitate ad agire solo quando glisStati membri le autorizzano. I giudici costituzionali possono quindi stabilire se la Bce è andata oltre le proprie prerogative ricomprando le obbligazioni di paesi della zona euro, di cui il garante finisce per essere il contribuente tedesco, e questo senza l’autorizzazione del parlamento e senza che il Bundestag sia stato nemmeno consultato.

La corte costituzionale potrebbe trasmettere il dossier alla Corte europea di giustizia. In questo caso però l'esito sarebbe piuttosto scontato: quando la Corte suprema irlandese aveva contestato la validità dell'Esm davanti alla Corte europea di giustizia, i giudici lussemburghesi si sono limitati a confermare la validità del fondo di salvataggio.

Con il suo precedente giudizio sulla validità dell'Esm, Karlsruhe aveva autorizzato il meccanismo di salvataggio purché il Bundestag vi fosse associato. Tuttavia la corte ha emesso dei dubbi sul riacquisto di obbligazioni: l'acquisto di titoli di stato da parte della Bce, "allo scopo di finanziare i bilanci degli stati membri senza passare per i mercati di capitali, è considerato un aggiramento del divieto di finanziamento del bilancio per via monetaria e in quanto tale è vietato".

La corte di Karlsruhe non giudica solo il programma Outright monetary transactions di Draghi, il cui nome stesso suggerisce la necessità di un allargamento della politica monetaria prima del riacquisto delle obbligazioni. La corte si pronuncerà anche sul finanziamento degli stati sotto il mandato dell'ex presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, all'epoca in cui la Banca centrale europea aveva impegnato più di 230 miliardi di euro nel riacquisto di titoli italiani, spagnoli, irlandesi, portoghesi e greci.

Per cercare di ingraziarsi il tribunale, la Bce ha sottolineato l'esistenza di un limite ai presunti riacquisti illimitati di obbligazioni. In questo si può già vedere un primo punto a favore della Bundesbank. Ci si può anche chiedere se un tale limite, che non è mai stato approvato ufficialmente dal consiglio dei governatori, abbia veramente un valore vincolante. Il confronto tra gli argomenti della Bce e della Bundesbank permette di chiarire la portata del conflitto: per la Bce l'irreversibilità dell'euro rientra nelle competenze previste dal suo mandato; per la Bundesbank invece la composizione attuale dell'Unione monetaria non può essere garantita a causa della sovranità degli stati membri e delle loro banche centrali. In alcuni stati membri la politica monetaria non è in grado di produrre in pieno i suoi effetti, osserva la Bce. La Bundesbank replica però che i divari fra i tassi di interesse del mercato non sono in contraddizione con una politica monetaria comune.

Motivi politici

L'atteggiamento della Bce è la prova che questa istituzione è diventata prigioniera di una strategia di salvataggio dettata da motivi politici. La missione della Bce non è quella di assicurare la stabilità dell'Unione monetaria. I divari dei tassi osservati fra i paesi e le imprese della zona euro sono l'espressione del rischio percepito dagli operatori di mercato, che a loro volta si basano sugli studi di solvibilità e sulla situazione economica dei vari paesi. Quando una banca centrale interviene in modo mirato in favore di alcuni stati allo scopo di garantire loro dei tassi di interesse ridotti, adotta una politica di bilancio che mira alla redistribuzione.

L'argomento secondo cui la Bce sarebbe in grado di sopportare tutte le perdite non ha senso. In caso di disintegrazione della zona euro, i fondi propri della Bce si volatilizzerebbero ancora prima che Draghi abbia il tempo di accorgersene. Del resto come può il riacquisto di obbligazioni dipendere dalla politica monetaria, se è sottoposto ai criteri del fondo di salvataggio?

Nel caso greco, per esempio, la Bundesbank ricorda che le affermazioni delle banche centrali, che sostenevano di non avere altra scelta, hanno finito per diventare realtà. Atene ha ottenuto nuovi finanziamenti anche se le condizioni del piano di salvataggio non erano rispettate e i ministri delle finanze si erano detti contrari a qualunque nuovo impegno finanziario.

Nel frattempo anche il Fondo monetario internazionale ha ammesso di aver sbagliato e sostiene che la Grecia non può sopportare i suoi debiti. Anche in Irlanda e a Cipro le banche si sono lasciate manipolare dalla politica. In Irlanda la banca centrale finanza un quinto dell'attività economica. A Cipro l'Eurosistema ne finanzia addirittura il sessanta per cento. L'aumento dei tassi di interesse ipocritamente raccomandato da alcuni deputati è semplicemente impossibile, perché farebbe sprofondare i paesi che hanno ricevuto questi crediti. ( Fonte: www.presseurop.eu)

Traduzione di Andrea De Ritis

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