E a Parigi son tutti pronti per il ritorno di DSK
Ora potrebbe anche tornare. O forse no. L'enigma del processo a Strauss-Kahn, tra ipotesi di omplotti, denunce e contro-denunce, sembra rimescolare le carte delle primarie socialiste francesi una seconda volta. La sua sparizione dalla scena politica, dopo l'affaire al Sofitel di New York aveva spinto in alto i sondaggi di François Hollande, deputato e suo diretto rivale per le primarie. E, di conseguenza, favorito la candidatura di Martine Aubry, sindaco di Lille e segretario del partito.
Era stato un terremoto politico: è occorso del tempo perché gli esponenti di spicco del partito si adeguassero a uno scenario in cui un candidato perfetto (con prestigio internazionale, posizione di punta nel partito e alto gradimento del pubblico) come Dominque Strauss-Kahn, fosse finito fuori dai giochi in un modo così rocambolesco. Ma il rilascio dell'ex capo del Fondo monetario internazionale di venerdì scorso (era agli arresti domiciliari nel suo loft di Tribeca, zona Manhattan) dopo che le accuse di Ofelia (alias Nafissatou Diallo) si sono rivelate poco credibili, ha di nuovo cambiato tutto. Certo, Strauss-Kahn non è ancora stato dichiarato innocente. Con tutta probabilità, però, si prevede che l'intero caso verrà archiviato la prossima udienza, che sarà il 18 luglio. Cioè, cinque giorni dopo il termine per presentare la candidatura alle primarie socialiste, aperte il 28 giugno. Che fare?
Le posizioni nel partito si dividono. Lo storico rivale François Hollande, balzato in testa nei sondaggi, si dice favorevole a una dilazione del termine, anche fino a fine luglio, o agosto. «Però – specifica - che resti fissa la data delle primarie propriamente dette», cioè il 9 e il 16 ottobre. Una concessione che non può che essere tattica. Del resto, Hollande, è stato il primo beneficiario della sparizione dell'ex-capo del Fmi: mostrarsi rigido sulle date della candidatura, per impedire un rientro in corsa del suo rivale, potrebbe suggerire un'immagine di debolezza e paura che certo non gioverebbe. D'altro canto, Hollande sa bene che il primo a essere danneggiato dal rilascio di DSK è proprio Martine Aubry, numero due nei sondaggi.
Lei era scesa nell'arena per compensare il vuoto politico, anche perché, nei mesi precedenti, tra i due (e, a quanto sembra, anche Ségolène Royal) era stato sancito un patto di non belligeranza, per evitare litigi nel partito. Ora, invece, se Strauss-Kahn ritornasse, sarebbero entrambi in corsa, contro ogni loro pronostico. La Aubry, allora, si mostra prudente. Evita di parlare di primarie, e resta vaga. «Quando vorrà, Dominque Strauss-Kahn esprimerà le sue intenzioni». In ogni caso, «dobbiamo riconoscere che se volesse ritornare, come candidato, al nostro fianco, nessuno cercherà di impedirglielo usando pretesti di calendario». Anche lei approva e rimane possibilista. Per le stesse ragioni di Hollande, ma anche perché, finora, le intenzioni di DSK non sono ancora chiare.
Contrario a ogni modifica, invece, si dice il portavoce del partito socialista Benoit Hamon, che indica come il partito non abbia ancora raggiunto una posizione unitaria. Con un tocco di fierezza nazionale, Hamon spiega che «non si può basare il nostro calendario politico, che coinvolge milioni di cittadini francesi, sul calendario giudiziario americano». Ma, aggiunge, DSK potrebbe comunque diventare un candidato alle primarie, anche dopo il termine ufficiale. «Siamo persone ragionevoli, discuteremo con lui sotto quali condizioni lo potrebbe fare, se mai volesse». La legge è legge, ma lo strappo è ad personam.
Del resto, anche se i due candidati “minori”, il deputato Arnaud Montebourg e il sindaco di Evry, Manuel Valls si oppongono in ogni modo, la pressione viene anche dai possibili elettori: sì, perché i francesi (di sinistra) sembra che rivogliano Strauss-Kahn in corsa.
I sondaggi parlano chiaro. Secondo una ricerca Ipsos condotta per Le Point, il 51% dei francesi non crede che DSK abbia un avvenire politico. Il 42% sì. Sono i simpatizzanti di sinistra i più convinti (il 51% di loro, contro il 44%) e, ancora di più, gli elettori del Partito socialista (dei quali il 57% è sicuro di un ritorno politico, contro il 40%). Ma non è l'unico sondaggio: secondo uno studio apparso su Le Parisien domenica, il 49% dei francesi dice sì al ritorno di DSK, mentre il 45% è contrario. Infine, un sondaggio commissionato a BVA dal Nouvel Observateur, ha stabilito che il 63% dei francesi si dice scettico sul rientro di Strauss-Kahn in politica, mentre, tra i simpatizzanti di sinistra, il 50% lo rivorrebbe indietro.
Dati alla mano, sembra che il fronte degli Strauss-kahnisti sia ancora folto, e i socialisti ne devono tenere conto, anche se, come pensano in molti, non si deve parlarne troppo. Potrebbe avere conseguenze negative sull'immagine del partito apparire troppo desiderosi di un rientro dell'ex-capo dell'Fmi, e questo insospettire gli elettori. Anche perché, in ogni caso, Strauss-Kahn non ha ancora deciso. ( Fonte: www.linkiesta.it)