DRAGHI: " NON C'E' ALCUNA GUERRA DELLE MONETE"
Tema dei cambi ancora al centro dell'attenzione ai lavori delle riunioni internazionali a Washington, in occasione dei meeting di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Non è in atto alcuna guerra delle valute, ha assicurato il governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial Stability Board Mario Draghi, proprio mentre il numero uno della Banca centrale della Cina ha fatto sapere che Pechino andrà avanti con la riforma del regime di cambio dello yuan, ma adotterà una terapia graduale.
Sul problema dei cambi, in questo caso facendo riferimento nello specifico all'euro, si è soffermato anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti secondo il quale è necessario trovare un equilibrio tra una moneta solida e una moneta che permetta di favorire l'export.
Il focus internazionale pare continuare ad incentrarsi sul delicato problema degli scambi valutari internazionali, che attualmente vedono la Cina sul banco degli imputati, accusata di compiere sforzi ancora scarsi per rivalutare la propria divisa. "Non c'é una guerra delle monete: ci sono forti disallineamenti del cambio che certamente ostacolano la ripresa dell'economia mondiale e che vanno quindi affrontati e risolti" é stato quindi il messaggio di Draghi secondo il quale, tuttavia, nell'affrontare la questione "dobbiamo fare attenzione che i rimedi non siano peggiori dei mali".
Posto dunque che non siamo di fronte ad una lotta sul mercato delle valute - messaggio peraltro confermato anche dal governatore della Banca Popolare della Cina Zhou Xiaochuan che ha detto di "non conoscere il significato di «guerra delle valute»" - Pechino ha assicurato che andrà avanti con la riforma del regime di cambio dello yuan, ma eviterà una "terapia shock" scegliendo un approccio graduale.
E anche secondo il direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, parlare di guerra dei cambi è un termine troppo forte, ma certo l'idea che qualche paese possa usare la proprio valuta come arma potrebbe portare ad una catastrofe, anche se è comprensibile che una piccola nazione di fronte al continuo flusso di capitali agisca sui cambi".
"Dobbiamo trovare un giusto equilibrio fra una moneta solida e una moneta che permette di esportare le nostre merci" è invece la posizione espressa dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti in merito alle disuguaglianze fra i tassi di cambio. Dai cambi alle regole sulla finanza, ieri è stata anche la volta di un intervento di Draghi sulla nuova regolamentazione dei mercati all'indomani della crisi.
La riforma di Basilea 3, ha detto il governatore, "rafforza la resistenza del sistema finanziario, ma non affronta il problema del "too big to fail" (troppo grandi per fallire) che probabilmente è l'eredità della crisi e che pone oggi le maggiori sfide". A suo parere, "la direzione in cui ci stiamo muovendo a livello internazionale - spiega - è incoraggiante, ma importanti problemi restano".
Sul Financial Times George Soros afferma di "condividere la crescente preoccupazione sui disallineamenti" relativi ai mercati dei cambi: "Solo la Cina è nella posizione di avviare un processo di cooperazione" internazionale sull'argomento "perché può offrire un allettante apprezzamento dello yuan". Soros sottolinea che sui cambi "la Cina ha già sviluppato un elaborato meccanismo di consenso in casa. Ora deve impegnarsi a guadagnare il consenso internazionale: questo sarebbe premiato dal resto del mondo accettando l'ascesa della Cina. Le chance di un risultato positivo non sono buone ma dobbiamo provare in quanto in mancanza di cooperazione internazionale il mondo va verso un periodo di turbolenze e distruzioni". ( Fonte: www.americaoggi.info)