DERIVATI: LE BANCHE SCELGONO LONDRA PER I CONTENZIOSI CON I COMUNI ITALIANI

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Un iter della giustizia più rapido e una legislazione più favorevole per le banche sta inducendo sempre più istituti internazionali a sottoporre ai giudici inglesi i contenziosi sui derivati con gli enti pubblici italiani. Una conseguenza del fatto che, per arginare perdite indicate da Bankitalia al 30 giugno scorso pari a 1,2 miliardi, molti enti hanno scelto di non rimborsare le banche, impugnando contratti ritenuti fraudolenti, con clausole nascoste, alla luce anche dell'azione del Comune di Milano contro Ubs, Jp Morgan, Deutsche Bank e Depfa Bank.
Così le grandi banche, tra cui Jp Morgan Chase, Ubs, Bofa Merril Lynch e Deutsche Bank hanno deciso di rivolgersi al tribunale della City, citando i comuni di Firenze, Pisa e Verona e le regioni Piemonte, Toscana e Lazio.
Qualche banca, come ad esempio Ubs, si è rivolta al tribunale inglese finora solo per ottenere una valutazione preventiva sulla validità dei contratti stipulati con gli enti della Penisola, mentre altri istituti sono andati oltre per ottenere i mancati pagamenti.
E' il caso di Deutsche Bank, che ha agito davanti alla corte londinese per cercare di risolvere il contenzioso aperto con la Regione Lazio e la Regione Toscana. Quanto al Piemonte, invece, si è mossa Bofa-Merril Lynch.
La corte inglese appare più affidabile e competente agli occhi delle banche internazionali rispetto ai tribunali italiani, dove poi si rischia che i tempi lunghi della giustizia facciano cadere tutto in prescrizione dopo 10 anni.
Alcuni casi recenti indicano la possibilità concreta che la corte inglese possa accogliere l'istanza delle banche. È il caso della citazione davanti alla corte di Londra della Città di Pisa da parte di Dexia Crediop e di Depfa Bank, accolta dai giudici londinesi lo scorso maggio. Ubs ha ottenuto un analogo successo in ottobre contro un comune tedesco, che dovrà presentarsi davanti al giudice inglese.
Le banche confidano nei giudici inglesi, che debbono far applicare una legislazione ritenuta più favorevole agli istituti di credito. Le amministrazioni italiane invece cercano di evitare una trasferta sulle rive del Tamigi, ritenuta troppo onerosa e per il timore di affrontare un giudizio all'estero con una legge più permissiva.
Nel 2009 sono stati stipulati circa 1.100 contratti derivati con quasi 700 enti locali interessati, per un importo nazionale complessivo di poco superiore a 35,5 miliardi. ( Fonte: http://www.gazzettadelsud.it)
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