David Parenzo: «La Lega? Molto di governo e poco di lotta»

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.ilfuturista.it/images/stories/INTERVISTA/parenzo.jpgDavid Parenzo la Lega la conosce benissimo. Non perché sia leghista, ma perché l'ha raccontata con irriverente precisione nel suo libro Romanzo padano. Da Bossi a Bossi. Storia della Lega. Oggi lavora con Cruciani in radio alla Zanzara, su Radio24, e ad In Onda, programma politico di La7 condotto da Luca Telese e Luisella Costamagna.

 

Parenzo, per il capogruppo Reguzzoni «ha vinto la linea della fermezza della Lega Nord». Il voto sulla mozione Libia è l’ennesimo esempio di un governo a forti tinte leghiste o stavolta ha un significato particolare?

 

Senza dubbio il governo targato Scilipoti- Razzi è dominato da una forte, fortissima golden share leghista: l’asse portante della coalizione è dominato dalla Lega. Basta ragionare sulla difesa che Lega ha sempre fatto del ministro Tremonti, cosa che meriterebbe un’analisi più approfondita. Nelle passate legislature abbiamo assistito ad un Tremonti euroscettico e meno attento ai vincoli di bilancio; invece, in questa legislatura assistiamo ad un netto cambio di rotta con la Lega che si richiama ai vincoli di Maastricht, in linea proprio con Tremonti, che infatti è il ministro più “leghista” e, quindi, più difeso dalla Lega. Una cosa che crea dibattito interno, perché con Tremonti sta la Lega di governo, mentre quella dei sindaci è scesa in piazza contro il governo e i vincoli di bilancio. Anche la mozione sulla Libia testimonia che c’è una forte golden share leghista sul governo. Il contenuto della mozione però è coerente con ciò la Lega storicamente è sempre stata: pacifista e contro la guerra. Inutile ricordare il titolo della Padania durante la guerra in ex Jugoslavia: “Meglio Milosevic di Culosevic”. Le ragioni di questo pacifismo non sono da cercare solo nell’autarchia dei padani ma nel principio sempre abbracciato dai leghisti dell’autodeterminazione dei popoli. Insomma, c’è una continuità.

 

Bossi ha dichiarato che la “Nato deve prendere atto” della mozione italiana…

 

Sono i governi che decidono se fare o non fare la guerra. Come hanno fatto Francia e Germania. L’Italia ha scelto una via di mezzo, perché nessuno voleva questa guerra e a un certo punto ci siamo trovati a farla. In una situazione come questa non è che possiamo condizionare la Nato; avrebbe avuto senso, tra due mesi, fare una verifica sulla missione, ridiscuterla e prevedere una exit strategy o disimpegnarsi. Invece abbiamo scelto una soluzione all’italiana.

 

Ma Bossi poi ha detto un’altra cosa: «La Lega ce l’ha sempre duro». È un ritorno alle origini?

 

Questa è la questione chiave. “La Lega ce l’ha sempre duro” è il ritorno al linguaggio delle origini. Ricordiamoci che la Lega fu la prima a introdurre il politicamente scorretto. Questo “trivialismo politico” parla alla pancia della gente, dei leghisti. Diciamo questo: in questi tre anni è stata molto una Lega di governo e poco di lotta, poco in linea con la cifra del movimento. E, infatti, Bossi non ha mai mancato di ricordarlo e rimarcare i mal di pancia.

 

Quindi ci sarà un cambio di rotta leghista?

 

No, il vero motivo è che ci sono le amministrative! La Lega in molti comuni corre da sola e in altri è tiepido alleato del Pdl. Quindi Bossi ha bisogno di dire che “ce l’ha duro” ai suoi elettori.

 

Allora è solo un “gioco di prestigio” di Bossi?

 

Un gioco di prestigio dove però, alla fine, fuori dal cilindro il coniglio esce perché cresce nell’elettorato e nel consenso.

 

Eppure l’insoddisfazione della base nei confronti del governo cresce ogni giorno di più. Come tenere tutto in piedi?

 

Quella c’è di sicuro, pensiamo alla diretta mai avvenuta con la Annuanziata da Radio Padania. È una amalgama da fare. Perché i motivi ci sono: le tante le leggi che la Lega ha dovuto votare controvoglia in questa legislatura, la “sanatoria” di Maroni alle tende di Gheddafi a Roma….

 

L’onorevole Fallica, braccio destro di Miccichè ed esponente Pdl di Forza Sud, minaccia di usare gli stessi metodi della Lega contro Berlusconi. Bluff o rischio concreto, quello dei movimenti “sudisti”?

 

Le diverse leghe del Sud che sono nate in questi anni hanno imparato la lezione, ma non hanno la cifra e la forza della Lega Nord perché hanno interessi non omogenei. La Lega Nord vince perché rappresenta interessi diffusi presenti nell’elettorato cui hanno dato un corpo politico. Al Nord gli interessi sono omogenei, i problemi sono gli stessi. Le leghe del Sud invece non hanno avuto successo e quindi non hanno nemmeno la capacità di ricatto nei confronti del governo. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Giovanni Marinetti

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