" Cronaca della crisi del 2007-??? " di Pietro Monsurrò

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://finestro.files.wordpress.com/2008/11/crisis-economica.jpg?w=300&h=300Io sapevo che la crisi finanziaria sarebbe arrivata già da prima del 2007: c’era troppo debito privato e pubblico, troppi consumi, troppo boom azionario (negli anni ’90) e immobiliare, troppa leva finanziaria e asimmetria di scadenze. Ad un certo punto sarebbe bastato un battito d’ali di farfalla per far cadere il castello di carta: così è stato. Non è merito mio: era una previsione banale. Difficile sarebbe stato prevedere le dinamiche esatte, e le tempistiche, della crisi, e infatti non mi ci sono avvicinato per niente a queste previsioni dettagliate.

 

I primi segni evidenti della crisi ci furono all’inizio del 2007, con le perdite sui mutui subprime negli USA: i mutui subprime erano stati spinti avanti dal governo federale come “politica sociale” (farsi strangolare dai debiti è considerata una forma di aiuto), attraverso due agenzie para-pubbliche che da sole garantivano il 50% dei mutui americani, per un totale di sei triliardi di dollari, chiamate Fannie Mae e Freddie Mac.

 

Le perdite inizialmente furono dei veicoli di investimento speciale, delle società autonome create dalle banche per gestire i mutui. Ma per una serie di accordi contrattuali le banche fungevano da garanti dei loro veicoli, e dunque le perdite entrarono nei conti delle banche, distruggendo la loro solvibilità. Altri garanti, come Fannie e Freddie, e come l'assicurazione AIG, subirono perdite enormi e finirono per fallire, o meglio finire a spese del contribuente.

 

Le perdite delle banche produssero una crisi dell’interbancario, cioè il mercato, gestito, per non dire manipolato, dalla banca centrale, dove le banche si scambiano le riserve. Siccome nessuno sapeva quale banca sarebbe fallita, nessuno prestava, e il mercato interbancario si fermò.

 

La crisi bancaria si è poi spostata verso altri mercati: dato che le banche sono il fulcro della liquidità del sistema finanziario, creando moneta “vera” a garanzia dei prestiti del mercato monetario, la loro crisi ha interrotto le garanzie di liquidità per altri sottosistemi finanziari, come i fondi monetari, le società di cartolarizzazione per i prestiti agli studenti e per l’acquisto di automobili, etc.

 

A questo punto le autorità pubbliche hanno cominciato ad elargire garanzie a destra e a manca per salvare i mercati, ma alcuni Paesi hanno morso più di quanto potevano masticare e sono finiti sotto con le loro banche, come l’Islanda, o ci sono andati vicini, come l’Irlanda, o hanno avuto seri problemi di debito, ma senza crisi evidenti almeno al momento, come l’Inghilterra, la Spagna, e gli USA.

 

Infine, il debito extra legato alle politiche fiscali espansive, ai salvataggi delle banche, ai salvataggi degli altri Paesi (in Europa) e agli stabilizzatori automatici (cioè i meccanismi che generano deficit anche in assenza di politiche di stimolo ufficiali), nonché la lentezza della ripresa e la durata della crisi hanno minato la credibilità di molti Paesi, come la Grecia (che ha avuto politiche cretine e criminali per oltre un decennio), l’Italia, la Spagna, il Portogallo.

 

La crisi non è stata risolta (del resto, una crisi di debito non si risolve con altro debito, e una crisi strutturale non si risolve con la domanda aggregata: le politiche keynesiane hanno fatto solo danni), i mercati finanziari sono ancora in crisi, e ci sono segni di scompensi ovunque: i mercati del lavoro sono in crisi, le banche sono ancora restie a creare credito (per fortuna…), in alcuni Paesi le imprese sono in condizioni finanziarie gravi (l’Italia), molti Paesi dipendono ancora dall’elemosina dei vicini (la Grecia con l’Unione Europea) e dei lontani (gli USA con la Cina).

 

Non c’è ragione di credere che la crisi sia finita, e che non riprenda in futuro a colpire i mercati finanziari come nel 2008. Finora si è spostata da un mercato all’altro perché per coprire una falla da una parte si sono create falle altrove. Non c’è stata inoltre nessuna politica messa in atto dai governi per risolvere i problemi strutturali: tutte le politiche sono state orientate ai sintomi e non alle cause dei problemi, e si è preferito ricorrere alle terapie anti-dolorifiche piuttosto che a vere e proprie cure. ( Fonte: www.linkiesta.it/ Blog)

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