Crisi: Ue divisa sulla ricetta
Tornare a crescere, ma come?: è a questa domanda che oggi e domani i capi di Stato e di governo della Ue proveranno a dare una risposta, nel vertice che potrebbe segnare la fine della politica di austerità in Europa. Ci proveranno soprattutto Francia e Italia a convincere la Germania che è tempo di mollare sul rigore, ma non sarà facile visto che oggi i leader europei dovranno salvare un altro Paese sull'orlo del default a causa di un debito pubblico accumulato senza controllo e che ora pone un rischio ‘sistemico' per tutta l'Eurozona.
Il Parlamento Ue prova a dare un assist: ieri ha rigettato l'accordo sul bilancio 2014-2020, perché scarso sul piano della crescita, e ora il Consiglio deve modificarlo. La Francia è agguerrita, e guida la fronda di chi vuole subito mettere fine al rigore e aprire un nuovo capitolo, che veda protagonisti solo crescita e occupazione. Il presidente Francois Hollande ha ammesso che il deficit quest'anno salirà al 3,7% e quasi con tono di sfida ha annunciato di non aver alcuna intenzione di varare nuove manovre o di aumentare le tasse per riportarlo sotto il 3%.
Alla Ue chiederà più tempo per centrare gli obiettivi di risanamento perché, secondo Parigi, c'é bisogno di un'applicazione "intelligente" del Patto di stabilità e crescita.
Una svolta serve anche perché, ragionano anche altri in Europa, il rigore imposto dalla Merkel ha portato ad esempio al risultato elettorale italiano, segno della protesta dei cittadini contro le politiche di austerità.
Ma per la Germania non se ne parla nemmeno di derogare dai vincoli del Patto: la Francia deve rispettare le regole come tutti, avverte oggi il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, mentre una fonte del governo di Berlino ribadisce che "non c'é una Austerity del governo tedesco ma un percorso di consolidamento dei bilanci per il recupero della competitività".
Per ammorbidire la linea rigida di Germania, Finlandia e Svezia, l'Italia tenterà un'altra strada: nessun rinvio del risanamento, anche perché con un deficit sotto il 3% non ne ha bisogno, ma chiederà di poter tornare a spendere denaro pubblico su ‘investimenti produttivi', cioé progetti che garantiscano un ritorno (su occupazione o efficienza in settori chiave) e rilancino la crescita.
Nelle intenzioni di Roma dovrebbero essere scorporati dal computo del deficit, in modo da non pesare sul consolidamento. Oltre a trovare il perfetto equilibrio austerità-crescita, a rilanciare l'occupazione e a rassicurare Cipro (ma sarà domani l'eurogruppo dei ministri delle finanze ad entrare nei dettagli del salvataggio), il vertice dovrà anche scendere a patti con il Parlamento Ue. Gli eurodeputati vogliono attenzione al capitolo crescita e la ‘revisione' della cifra complessiva nel 2014, cioé dopo le elezioni europee e auspicabilmente con una congiuntura economica meno negativa per l'Europa, che consenta anche di aumentare gli stanziamenti degli Stati.
Fonte: www.americaoggi.info