Così, il paradosso va in scena in Iran - di Luigi Bonanate

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://ts2.explicit.bing.net/th?id=H.5041403531364745&pid=15.1Può esistere uno Stato sia democratico, sia dittatoriale? Ovviamente no, ma è proprio quel che sta succedendo in Iran, il cui presidente Ahmadinejad, in carica dal 2005 a oggi, è stato per altrettanto tempo temuto e spregiato in Occidente, ma che forse dovremo cominciare a rimpiangere per la moderazione che di fatto ha dimostrato. Paradossi della politica. Le elezioni presidenziali saranno il 14 giugno prossimo: le contraddistinguerà il fatto che i candidati a questa carica importante (ma meno di altre) non sono stati portati sulla scena dalle scelte popolari o da campagne elettorali vivaci e libere, e neppure da giochi interni ai partiti. Essi sono stati scelti attraverso il trucco della convalida delle candidature, che ha escluso quelle invise all'ayatollah Khamenei.
Da otto candidati ammessi ne uscirà uno solo, come in una "matrioska", che in ogni passaggio si riduce. Rimane la bambola più piccola, che è quella che in fondo conta meno di tutte. Infatti non solo i candidati saranno quelli che la Guida suprema Khamenei ha voluto, ma neppure tra essi ci sarà competizione perché il prescelto sarà - possiamo scommetterci - Daid Jalili, negoziatore con gli Stati Uniti sulle questioni nucleari. Ora, nel 2009 quando fu rieletto Ahmadinejd,  molti in Iran pensarono che la sua vittoria fosse stata truccata per impedire al rivale Moussavi di conquistare la presidenza. Ne seguirono giornate infuocate, di duri scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, poi un po' per volta la tensione si placò e tutto rientro nella normalità. Ma con una gravissima ferita alla democrazia perché le voci indipendenti e libere che si levarono in quella circostanza concordavano sulla falsità dell'esito delle votazioni. Ma dovremmo chiederci allora: se in Iran comanda un dittatore (o un gruppo di potere che si incarna nella Guida suprema), perché continuare con la finzione di elezioni libere che tali non sono?
L'interrogativo è retorico, perché non tiene conto della complessità della struttura istituzionale che l'Iran si diede dopo la cacciata dello Scià e l'arrivo di Khomeini, il capo politico e religioso che l'islamismo sciita considera l'unico discendente di Maometto. La Costituzione che Khomeini diede al Paese ha una struttura circolare. La Guida suprema è scelta dall'Assemblea degli esperti, 86 persone che restano in carica 8 anni e sono elette a suffragio universale. Una volta eletta, la Guida assomma in sé tutto il potere politico, e nomina i Guardiani della costituzione che approvano le candidature alla presidenza. E così il gioco è fatto: siamo partiti da un'elezione a suffragio universale e giungiamo a un presidente filtrato dalla volontà di una Guida suprema, la quale è stata voluta da un consesso eletto dalla popolazione, senza esserne stato realmente responsabile.
Evidentemente questo è il tipo di democrazia che l'Iran ritiene sufficiente mentre per noi non lo è certamente: la voce delle opposizioni è zittita, i dibattiti politici inesistenti, la critica repressa. Ma Ahmadinejad, che ci era parso all'inizio odioso, non ha poi fatto grandi danni, anche se i problemi sul tavolo sono sempre gli stessi: Israele, Siria, Hezbollah, la questione nucleare... Insomma, preferiremmo doverne discutere con governi democratici...
Fonte: www.caffe.ch

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