Corea, continua la protesta dei dipendenti di Standard Chartered
In Corea del Sud si fa sempre più tesa la situazione di Standard Chartered: i dipendenti sono arrivati alla terza settimana di sciopero. Negli ultimi cinque anni, nello Stato asiatico, le banche straniere non avevano mai vissuto una contesa così pesante con i lavoratori.
La protesta è stata indetta in seguito alla decisione, da parte dell'istituto, di adottare un sistema di remunerazioni basato sul rendimento dei dipendenti.
Si tratta di una politica che è comune in molti altri settori, ma nell'ambiente della finanza risulta inedita e, a detta delle unioni sindacali, potrebbe portare a un crollo degli stipendi fino al 46%. L'adesione ai sindacati è molto alta (circa la metà dei 6.500 dipendenti dell'istituto): il che significa che, a partire dal 27 giugno, ha chiuso i battenti circa il 10% delle 400 filiali.
I disagi, ovviamente, sono pesanti: e Standard Chartered sta cercando in tutti i modi di correre ai ripari.
La banca ha addirittura finanziato un servizio taxi in direzione delle filiali aperte. E ieri i principali quotidiani hanno pubblicato le lunghe e articolate scuse del management, che ha fatto sapere di essere al lavoro per raggiungere una soluzione in tempi rapidi.
Le scuse pubbliche – pur non ai livelli del vicino Giappone – sono una tradizione piuttosto diffusa in Corea. Motivo per cui anche i sindacati stanno diffondendo volantini che spiegano le ragioni della protesta.
L'opinione pubblica, infatti, ha avuto una reazione piuttosto tiepida.
Al di là dei disagi, pesano le inchieste dei giornali locali che puntano sul fatto che i sindacalisti dipendenti di Standard Chartered ricevano uno stipendio annuo pari, in media, a 63 mila dollari: oltre tre volte la media nazionale. E molti di essi, a quanto pare, stanno trascorrendo il periodo dello sciopero nel resort balneare della città di Sokcho.
( Fonte: www.valori.it)