"Congelata" la numerazione automatica dei canali
Resta "congelata" la numerazione automatica dei canali sul telecomando della tv digitale. Il Consiglio di Stato ha infatti sospeso la decisione con cui il Tar del Lazio aveva annullato la delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in materia accogliendo, con decreto presidenziale, il ricorso d'urgenza presentato dalla stessa Agcom e dal ministero dello Sviluppo economico. L'ultima parola sulla vicenda arriverà comunque il 30 agosto, quando il supremo organo della giustizia amministrativa esaminerà nel merito il caso in camera di consiglio.
Il Tar aveva bocciato la delibera Agcom sul "famigerato" Lcn (logical channel numbering) – in base ai ricorsi dell'emittente napoletana Canale 34 e della milanese Più Blu Lombardia – per due ordini di motivi: il mancato rispetto del termine di 30 giorni per la consultazione pubblica e l'uso delle graduatorie dei Corecom (i comitati regionali delle comunicazioni) per l'assegnazione dei numeri ai canali alle emittenti, basate sul fatturato e sul numero dei giornalisti impegnati, mentre la legge impone il rispetto delle abitudini e delle preferenze degli utenti. L'Agcom si era difesa sostenendo tra l'altro di aver già compiuto ampie indagini di mercato e di aver scelto le graduatorie Corecom in quanto basate su criteri «oggettivi, condivisi, sufficientemente ampi». Sarebbe stato invece «discriminante» basarsi sui dati Auditel, anche perchè non era possibile distinguere gli indici di ascolto per la sola piattaforma terrestre e molte emittenti non avevano autorizzato la rilevazione; inoltre – sempre secondo l'Autorità – l'uso di altre graduatorie avrebbe comportato «tempi inconciliabili» con la necessità di intervenire in tempi rapidi per mettere fine al "far west" sul telecomando.
Se è facile immaginare che anche al ministero si tiri ora un sospiro di sollievo – il timore era infatti che l'annullamento della delibera del Tar potesse essere usato come strumento per rallentare il passaggio al digitale nelle regioni ancora "analogiche" – plaudono allo stop del Consiglio di Stato anche le tv locali di Aeranti-Corallo e il consorzio dei broadcaster DGTVi. Con la sentenza del Tar si erano schierati, invece, Luca Montrone, presidente del Gruppo Telenorba e dell'associazione di tv locali Alpi (convinto che fosse stato «un errore» assegnare i primi nove numeri del telecomando alle tv nazionali), il Comitato Radio Tv Locali, il Conna, mentre l'Aiart aveva paventato il rischio che una nuova rivoluzione sul telecomando creasse ancora «problemi agli utenti».
Intanto diversi senatori del Pd – primo firmatario Vincenzo Vita – hanno presentato una mozione per impegnare il governo a evitare «l'ecatombe delle emittenti locali». «Vengono "scippate" nove frequenze per ogni Regione», accusano, alludendo alla necessità di "liberare" i canali 61-69 della banda 800 in vista della gara delle frequenze per i servizi in banda larga mobile. Di qui la richiesta all'esecutivo di «ripartire la riduzione delle frequenze per 1/3 a carico delle tv locali e per 2/3 a carico di quelle nazionali».
( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Autore: Angela Majoli