Cipro, le banche regalavano soldi a politici e imprese - di Filippo Ghira
A far lievitare ulteriormente l’ira dei ciprioti è stata la notizia riguardante società e parlamentari di tutti i partiti, esclusi i socialisti e gli ecologisti, ai quali le banche hanno letteralmente “abbuonato” i debiti per milioni di euro che avevano contratto. Soldi che, in sostanza, erano e sono dei clienti e dei cittadini. A Cipro si erano quindi sviluppate una economia e una classe politica assistite dalle banche. Si era creato un intreccio di interessi, di complicità e di collusioni sui quali vigilava una cortina di nebbia che nascondeva gli affari sporchi grazie ai quali la nomenklatura locale ha potuto arricchirsi e prosperare. A regalare soldi sono state le tre principali banche isolane, la Bank of Cyprus, la Hellenic Bank e la Laiki Bank che è stata messa in liquidazione.
In ogni caso, per il governo la crisi cipriota è contenuta e vi è fiducia nel futuro e nel fatto che l’isola rimarrà nel sistema dell’euro. Il presidente Nicos Anastasiades, ha sostenuto che non vi è alcuna intenzione di lasciare la moneta unica, nonostante il momento sia particolarmente “tragico”. Soprattutto c’è la volontà diffusa tra tutti i politici, che in realtà è più che altro una speranza, di non vedere Cipro trasformarsi in un esempio per esperimenti futuri da applicare ad altri Paesi dell’Unione in crisi.
Il secondo giorno di riapertura delle banche, dopo i dieci di chiusura, non ha creato particolari incidenti o problemi di ordine pubblico. Migliaia di cittadini in file ordinate agli sportelli e ai bancomat sule quali vigilavano i militari. Altro è lo stato d’animo dei cittadini, in particolare quelli agiati, con più di 100 mila euro sui conti correnti, che hanno subito il prelievo forzoso del 30% voluto dalla Troika formata da Unione Europea, Fondo Monetario internazionale e Bce.
La rabbia di una categoria pur limitata si è aggiunta a quello del cittadino medio per il quale c’è da aspettarsi un lungo periodo di sacrifici e di austerità. Per un periodo ancora da definire, legato al ritorno di una situazione di “stabilità”, un principio tutto da verificare, i prelievi dal conto corrente, alla cassa o al bancomat, saranno limitati, per una settimana non si potranno emettere assegni e chi andrà all’estero non potrà spendere più di 5 mila euro.
Il grande paradosso del caso Cipro sta nel fatto che all’inizio dell’anno, a fronte di una situazione patrimoniale e finanziaria disastrosa, con i conti in rosso, le banche erano piene di soldi. In particolare quelli di clienti russi, ma non solo loro, che da tempo l’avevano scelta in virtù del suo essere, nei fatti, un vero e proprio paradiso fiscale. Una anomalia apparentemente inconciliabile con l’essere Cipro membro del sistema dell’euro. Una realtà sulla quale tutti hanno preferito chiudere un occhio.
Ha fatto molto comodo a troppi interessi economici, finanziari e politici la possibilità di disporre di una zona franca di fronte alla zona più calda del mondo. Un paradiso fiscale attraverso il quale le varie mafie turca, israeliana, russa, tanto per citare le più attive, hanno fatto transitare soldi e carichi di armi e di stupefacenti.
Un paradiso fiscale sul quale chiudere un occhio e pure due anche se i dati ufficiali dicevano che Cipro si stava avviando al disastro economico e alla bancarotta. Un’indulgenza quella dei Paesi europei che per chi ha investito nell’isola ha comportato guadagni non indifferenti, in quanto i controlli di tipo istituzionale, che l’Unione europea e la Bce avrebbero dovuto svolger, sono rimasti sulla carta. La scoperta di una realtà che era già perfettamente chiara agli osservatori più attenti ha cominciato a delinearsi nel gennaio scorso quando il governo si è visto costretto a chiedere l’intervento della Troika che ha imposto le ormai note misure di austerità. Una situazione di degrado così conosciuta che oltre il 60% dei capitali esteri presenti a Cipro sono stati ritirati prima che venissero imposte le misure di austerità e soprattutto il prelievo forzoso. Mentre, dallo scoppio della crisi, i risparmiatori degli altri Paesi dell’ Euro hanno ritirato circa il 18% dei loro depositi portandoli nei nuovi paradisi fiscali, dove le tasse sono più basse e le autorità fanno finta di non vedere. Come Malta e Lussemburgo, guarda caso altri due Paesi dell’euro. E allo stesso tempo Paesi piccoli con un sistema bancario che ha dimensioni esagerate rispetto alla forza dell’economia locale. Un sistema bancario simile a quello di Cipro e nel quale basta portare i soldi e nessuno si permetterà di fare troppe domande indiscrete sulla loro provenienza.
La rabbia dei cittadini era palpabile nelle lunghe file davanti alle agenzie delle banche, soprattutto perché il cittadino comune non accetta di dover pagare per colpe che sono da attribuire ai governi che si sono succeduti al potere e ai dirigenti degli istituti che hanno praticato la finanza allegra con soldi non loro. La realtà, osservavano alcuni cittadini, è che la banca siamo noi, visto che la nostra banca funziona con i soldi nostri. Un principio sul quale i banchieri, non solo quelli ciprioti, continuano a fare orecchie da mercante. E i correntisti e i cittadini non possono accontentarsi del fatto che il presidente e l’amministratore delegato della Bank of Cyprus, il primo istituto privato dell’isola, siano stati licenziati su richiesta della Troika degli usurai internazionali.
Fonte: www.rinascita.eu
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