Cipro: era la " Svizzera" del Mediterraneo
Possibile che un piccolo Paese, possa scatenare un crac europeo? Sì, se parliamo di Cipro, quella che una volta era considerata la "Svizzera" del Mediterraneo. Tanti i soldi europei da quelle parti. Soprattutto russi, che hanno sostituito con i loro depositi, le loro finte sedi fiscali, le loro residenze fittizie l'economia dell'intero staterello. L'unico Paese dell'Unione interemente retto dalla finanza. Almeno fino a quando l'Europa, tardivamente, ha capito che la sola via di uscita da una crisi economica apparentemente irriversibile fosse ridimensionare drasticamente le banche cipriote. Per evitare, o almeno rallentare, uno scenario ancora peggiore: cioè una nuova ristrutturazione del debito statale sul modello greco. "La crisi cipriota non dimostra che un piccolo Paese non può reggere solo sulle rendite di posizione finanziaria, ma fa capire che il modello funziona solo quando l'economia globale, o almeno continentale gira bene - spiega l'economista Sergio Rossi, docente di Economia monetaria all'università di Friburgo -. L'unica cosa che accomunava Cipro alla Confederazione era l'organizzazione del sistema bancario, lì molto più vicino al potere politico; ma la Svizzera ha una sua economia reale e ha saputo per tempo ridimensionare la dipendenza finanziaria. Resta comunque scandaloso, a mio parere, il solo pensiero di imporre una tassa sui depositi bancari dei cittadini ciprioti".
Un prelievo forzoso su depositi bancari presenti sull'isola che, quasi certamente, non si realizzera. Resta il fatto che il solo ventilare l'idea ha fatto "fuggire" dai caveau di Nicosia, Limassol e Larnaca dodici miliardi di euro. Obbligando le autorità a chiudere, d'ufficio, tutte le banche dell'isola che riapriranno (forse) martedi prossimo dopo un black-out di dieci giorni. "Il prelievo forzoso è un meccanismo fine a sè stesso, indice di logica confusionale che non può che generare ulteriore confusione - osserva Edward Greco, direttore dell'Istituto di diritto tributraio del Centro studi bancari -. È persino difficile considerarla un'imposta, cioè la tassazione di un reddito o di un trasferimento di ricchezza; perché anche un tributo ha una sua ragionevolezza, deve seguire un pricipio d'equità".
Resta il fatto che un piccolo Stato come Cipro, fino a ieri considerato una sorta di "paradiso fiscale mediterraneo" è riuscito ad accumulare un livello di indebitamento pubblico pari all'86% del proprio Prodotto interno lordo. Poca cosa, se si considera che il "peso" di Cipro è appena lo 0,2% del Pil europeo, ma non rende immuni dall'idea del "contagio". Per quanto numericamente incredibile, infatti, la crisi cipriota rischia di scuotere nuovamente la credibilità dell'euro. "Quello che fa veramente paura è il constatare, una volta di più, che l'assenza di un'economia reale riesce ad erodere tutti i vantaggi finanziari - aggiunge Ferdinando Bruno, docente di Fiscalità internazionale alla facoltà di Scienze economiche dell'Usi di Lugano -. Non va sottovalutato nemmeno il fatto che, in un momento complicatissimo per la Ue come questo, la paura pesa più del danno potenziale. E l'idea della tassazione forzata dei depositi non fa altro che far perdere fiducia nel sistema bancario".
Autore: Ezio Rocchi Balbi
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