Cina, secondo Sanford C. Bernstein le banche sono solide
La società di ricerca Sanford C. Bernstein & Co getta acqua sul fuoco dei timori per la solidità del sistema finanziario cinese. Esiste la possibilità – dichiarano gli analisti dell’istituto – che circa il 27% dei prestiti erogati negli anni scorsi agli enti locali risulti “non performante”: ma, anche in tale circostanza, le maggiori banche del Paese asiatico sarebbero in grado di assorbire le perdite.
Se verrà loro richiesto di adeguarsi già quest'anno ai requisiti di Basilea, spiega la società statunitense, Industrial & Commercial Bank of China, Agricultural Bank of China e Bank of Communications dovranno rastrellare capitale pari a 100 miliardi di yuan (15 miliardi di dollari). Una necessità che ha destato preoccupazione, vista la loro pesantissima esposizione sui prestiti alle amministrazioni locali, pari complessivamente a 10.700 miliardi di yuan (1.650 miliardi di dollari).
Vale a dire oltre un quarto del prodotto interno lordo del gigante asiatico. Debiti che, per circa il 30%, sono a rischio insolvenza.
Ma gli analisti di Sanford C. Bernstein & Co frenano gli allarmismi: tale esposizione, a detta loro, «non si tradurrà in rischio sistemico per il settore bancario, dal momento che è poco probabile che il governo lasci fallire le banche».
Tanto più che gli istituti di credito quotati in Borsa possono ricorrere alla vendita di azioni per coprire le perdite, come hanno già fatto l'anno scorso proprio ICBC, Agricultural Bank e Bank of Communication, recuperando circa 35 miliardi di dollari. A destare una maggiore preoccupazione, quindi, dovrebbero essere piuttosto le banche non quotate in Borsa: ovvero quelle locali e quelle di proprietà statale, dedite soprattutto al finanziamento dei progetti pubblici. ( Fonte: www.valori.it)