Cina, nel mirino le “too big to lend”

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.valori.it/immagini_articoli/201111/banche_cina.jpgC’è un fattore, spiega la rivista Forbes, che accomuna le banche statunitensi e quelle cinesi. Le prime, a detta di molti, sono “troppo grandi per fallire”; le seconde, “troppo grandi per erogare prestiti”. In sintesi, in entrambi i casi sono sempre di più coloro che ritengono che ci sia bisogno di ridurne le dimensioni.

Stando alle stime diffuse da Richard W. Fischer e Harvey Rosenblum, i vertici della Federal Reserve di Dallas, la percentuale degli asset controllati dalle cinque maggiori banche statunitensi è triplicato negli ultimi quarant’anni: dal 17% dei primi anni Settanta all’odierno 52%. A loro parere un ridimensionamento aiuterebbe la concorrenza e il corretto funzionamento del mercato: più gli istituti sono ipertrofici, infatti, più aumentano le opportunità per una gestione poco trasparente.

Il primo ministro cinese Wen Jiabao, in un commento diffuso nella radio di Stato la scorsa settimana, ha raggiunto conclusioni simili ma per motivi diversi. Le banche cinesi, in sintesi, sarebbero “too big to lend”. Sarebbe proprio lo scenario quasi di “monopolio” a mettere in difficoltà le piccole imprese, che faticano ad accedere al credito. Attualmente in Cina ci sono 3.800 banche (negli Usa sono 7.357): ma il comparto bancario rimane estremamente concentrato. I quattro maggiori istituti, controllati dallo Stato, erogano il 40% dei prestiti e nel quarto trimestre del 2011 hanno intascato il 62% dei profitti del settore. Intanto rimane pressante il problema dello “shadow banking”, vale a dire dei prestiti concessi a livello “informale” per aggirare le restrizioni di legge. Stando alle parole di Wen Jiabao, si potrebbe dunque estendere la sperimentazione lanciata di recente nella città di Wenzhou per legittimare di fatto il “sistema bancario ombra”, ampliando l’offerta di credito. ( Fonte: www.valori.it)

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