Cina, l'economia non rallenta: in vista una nuova stretta al credito?
Nemmeno le misure drastiche adottate dall'esecutivo di Wen Jiabao per contrastare inflazione e speculazione sono riuscite a fermare la corsa della Cina. Lo dimostrano i dati, diffusi ieri, relativi all'andamento economico del gigante asiatico nel secondo trimestre del 2011.
Nell'ultimo anno, infatti, sono stati ritoccati al rialzo per cinque volte i tassi d'interesse, che nel 2008 erano stati fissati a un livello minimo per evitare che la crisi globale contagiasse anche la galoppante economia cinese.
Attualmente i tassi sui depositi hanno raggiunto il 3,50% e quelli sui prestiti bancari si sono attestati al 6,50%. A partire dallo scorso ottobre, inoltre, le autorità di Pechino hanno aumentato in ben nove occasioni i ratio di capitalizzazione minima per le banche locali.
Ma questo non ha fermato una crescita che risulta ancora più sorprendente se messa a confronto con la situazione stagnante dei Paesi occidentali.
Il pil è cresciuto del 9,5% rispetto al 2010: ovvero poco meno del +9,7% registrato nel primo trimestre, ma pur sempre più delle stime degli analisti, che ipotizzavano un +9,4%. Ma considerando gli aggiustamenti stagionali, la crescita è stimata al 9,1% su base annua, addirittura in aumento rispetto all'8,7% del primo trimestre. La produzione industriale, inoltre, balza al +15,1%, superando di due punti percentuali le previsioni.
Per quanto riguarda il volume dei nuovi prestiti erogati dalle banche cinesi, nel primo semestre è stato registrato un calo del 10,8% rispetto alla prima metà del 2010. Ma essi ammontano complessivamente ad una cifra che rimane altissima: 4.170 miliardi di yuan (462 miliardi di euro), di cui 633,9 miliardi (68,9 miliardi di euro) nel solo mese di giugno, che ha segnato un +3,3% rispetto all'anno precedente.
La banca centrale fa sapere anche che la massa monetaria identificata dall'indicatore M2 a giugno è aumentata del 15,9%, raggiungendo i 3.200 miliardi di dollari.
In sintesi, non si è verificato il tanto atteso rallentamento dell'economia cinese, che avrebbe imposto al governo di allentare la politica monetaria.
Anzi: la banca centrale, vista la situazione, ha ancora ampio margine tanto per alzare nuovamente i tassi quanto per imporre un nuovo giro di vite ai prestiti.
Sulla seconda economia del mondo, infatti, incombono minacce molto concrete: e queste sarebbero le uniche manovre in grado di scongiurarle.
L'inflazione a giugno era al 6,4%, il valore massimo degli ultimi tre anni. E, a quanto riportava ieri il Wall Street Journal, nei primi cinque mesi del 2011 gli investimenti nell'edilizia residenziale sono cresciuti del 38% su base annua, facendo temere per lo scoppio di una bolla immobiliare. E, in tal senso, le misure amministrative finora sono state solo un palliativo: l'unica misura che si è rivelata davvero efficace è stata l'aumento dei tassi.
( Fonte: www.valori.it)