Chi fa affari con i deficit pubblici rischia molto - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgLa politica monetaria espansiva perseguita dagli Usa e dal Giappone sta abbassando i tassi d'interesse sulle obbligazioni, anche quelle dei mercati emergenti. Oggi giorno i cosiddetti mercati di "frontiera", nazioni ancora lontane dalla modernizzazione ma con grandi potenzialità, riescono ad indebitarsi a tassi al di sotto del 6 per cento. Fatta eccezione dei paesi in default, soltanto il Pakistan, il Venezuela e l'Argentina offrono redimenti superiori al 10 per cento annuo. Nel 2009 la media dei rendimenti dei mercati emergenti era intorno al 10 per cento e durante la crisi del credito superiore al 20.
Paradossalmente nel bel mezzo della crisi del debito sovrano europeo, la politica americana e giapponese abbatte i tassi mondiali e gli investitori alla ricerca dei rendimenti più alti sono disposti ad acquistare titoli del debito pubblico non solo a prezzi molto più bassi che in passato ma con un rischio più elevato. Ciò spiega la facilità con la quale questa settimana il Ruanda ha piazzato sul mercato un debito di 400 milioni di dollari con obbligazioni decennali a tassi inferiori al 7 per cento. Questo Paese africano che emerge da una lunga guerra fratricida si indebita a tassi inferiori alla Grecia (11,3 per cento), uno dei membri dell'Unione Europea. Dall'altra parte del mondo l'asta della Costa Rica, nella quale questo piccolo Stato del Centro America ha piazzato un miliardo di dollari in obbligazioni a dodici anni, ha ricevuto domande di acquisto da parte degli investitori dieci volte superiori all'offerta, e questo spiega i tassi d'interesse ottenuti, inferiori al 4,5 per cento.
In queste condizioni c'è il pericolo che i mercati di frontiera s'indebitino eccessivamente, che poi è uno dei rischi maggiori di queste operazioni. Senza voler entrare in merito alla stabilità politica di  paesi come il Ruanda, basta prendere in considerazione le dimensioni del debito. Con un Pil di soli 6,9 miliardi di dollari, l'emissione di questa settimana ne rappresenta una grossa percentuale. Per rendere meglio l'idea, in proporzione è come se gli Stati Uniti facessero un'asta per mille miliardi di dollari. Rimane aperto l'interrogativo principale: riusciranno queste nazioni ad onorare i debiti contratti? Senza parlare poi di cosa succederà quando Stati Uniti e Giappone cambieranno politica e a quel punto i tassi torneranno a crescere. Chi acquisterà sul mercato obbligazionario questi titoli con rendimenti bassi? Ma come sempre l'orizzonte dell'investitore in cerca di alti guadagni è corto.
Fonte: www.caffe.ch

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