Cgia: possibile peggioramento della crisi - di Ernesto Ferrante
Convince sempre di meno l’azione (si fa per dire...) del governissimo presieduto da Enrico Letta. Annunci spesso contrastanti e possibili provvedimenti nati e morti nel giro di qualche ora, aumentano l’incertezza e la confusione in chi si aspetterebbe scelte nette ed un cambio di registro rispetto alla devastante esecuzione rigorista dei “professori”.
Convince sempre di meno l’azione (si fa per dire...) del governissimo presieduto da Enrico Letta. Annunci spesso contrastanti e possibili provvedimenti nati e morti nel giro di qualche ora, aumentano l’incertezza e la confusione in chi si aspetterebbe scelte nette ed un cambio di registro rispetto alla devastante esecuzione rigorista dei “professori”.
Le associazioni di categoria disseminate lungo tutto il territorio nazionale, forti delle esperienze maturate sul campo e del contatto diretto con la gente, provano a dare l’imbeccata giusta ai “sapientoni” romani, sperando che possa essere tradotta in azione concreta. Ha le idee chiarissime sul da farsi l’Associazione Artigiani e Piccola Impresa Cgia di Mestre che ha individuato le prime tre mosse improcrastinabili per consentire al paese reale di respirare: togliere l’Imu sulla prima casa, almeno per coloro che nel 2012 hanno pagato fino a 400 euro, scongiurare l’aumento dell’Iva ed abbassare il cuneo fiscale.
La Cgia, in una nota stampa, auspica che nell’immediato il Governo Letta “scongiuri” l’aumento dell’Iva ed esoneri dal pagamento dell’Imu le famiglie più in difficoltà (costo totale per il 2013 pari a 4,1 miliardi di euro circa), “anziché ridurre il costo del lavoro che, grazie ai provvedimenti introdotti dal Governo Monti, consentirà, per l’anno in corso, di far risparmiare alle imprese 1,6 miliardi di euro di Irap, 3,6 miliardi nel 2014 e altri 3 miliardi per ciascuno degli anni successivi”.
“Riteniamo, sottolinea il suo segretario, Giuseppe Bortolussi, che bisogna lasciare più soldi in tasca agli italiani: a tutti gli italiani, anche quelli che attualmente sono senza un lavoro. Grazie al blocco dell’aumento dell’Iva e all’esenzione dell’Imu sulla prima casa (almeno per quelli che hanno pagato l’anno scorso fino a 400 euro che corrispondono all’85% del totale dei contribuenti) li premieremmo quasi tutti”.
Viene ritenuta non sufficiente la sola riduzione del cuneo fiscale perché agevolerebbe solo chi il lavoro ce l’ha. Bortolussi opportunamente ricorda che nonostante la riduzione del peso dell’Irap in capo alle aziende prevista per il 2013, gli effetti benefici, dati per certi, ancora non si sono visti, i disoccupati stanno aumentando e le nuove assunzioni sono in calo.
Tuttavia, la Cgia tiene a sottolineare che la riduzione del costo del lavoro è indispensabile ed importantissima, ritenendola “una cura seria, proiettata al futuro per sconfiggere la disoccupazione”, anche se oggi “è pregiudiziale un intervento d’urgenza, una iniezione di ossigeno necessaria per rianimare il paziente”.
L’insistenza dell’associazione mestrina riguardo il privilegiare l’Iva anziché il cuneo fiscale si basa su un’altra considerazione di carattere economico.
Nei primi quattro mesi di quest’anno il gettito dell’imposta sul valore aggiunto si è ridotto del 7,8%.
Se non verrà bloccato l’aumento previsto dal prossimo 1° luglio, è prevedibile che si possa assistere ad un ulteriore peggioramento della situazione con un crollo dei consumi interni che colpirà soprattutto le piccole imprese commerciali ed artigianali che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie.
“Visto che il 60% degli addetti del settore privato italiano lavora nelle aziende con meno di 20 e che il 58% dei nuovi posti di lavoro è creato dalle realtà con meno di 10 addetti, concludono dall’Associazione degli artigiani e della piccola impresa, è molto probabile che ci ritroveremo con una disoccupazione che verso fine anno potrebbe superare abbondantemente il 13%”.
Fonte: www.rinascita.eu