" Cameron ha difeso Goldman Sachs e non gli inglesi " di Mattia Bernardo Bagnoli
Si fa presto a dire la City di Londra. Il distretto finanziario più potente del mondo, infatti, non è un quartiere come tanti, tipo Trastevere, Chelsea o Manhattan. No. Quando si attraversano i suoi confini, ben segnalati dal ring of steel, quella serie di “casematte” tirate su negli anni ’70 per tenere a bada i terroristi dell’Ira, si entra in un mondo a sé stante, governato da regole antichissime e arcane. E non è un modo di dire.
La City di Londra è infatti un’autorità municipale autonoma che affonda le radici nel sistema delle gilde medioevali. Praticamente uno Stato nello Stato: il Vaticano della finanza globale. Un regno quasi-segreto e misterioso governato da tempi immemorabili – almeno dal 1067 – dalla City of London Corporation. Un ente che gode di un potere molto concreto. La Corporazione - tra le varie cose - la sua polizia, le sue guardie d’onore e il suo Parlamento (la Gildhall), dove si riuniscono gli Sceriffi e gli Aldermen (letteralmente: gli uomini anziani). Ovvero le istituzioni che realmente comandano all’interno della City. Uno su tutti il Lord Mayor, il sindaco della City of London. Che non va confuso con il primo cittadino della capitale – attualmente Boris Johnson. È il campione della City of London Corporation e resta in carica per 12 mesi soltanto, come i consoli dell’antica Roma. Il suo ruolo, oltre che guidare la City nella sua accezione di autorità municipale, è quello di “ascoltare i business della City” e “consigliare” al governo in carica “cosa c’è bisogno di fare per aiutare i servizi finanziari a funzionare al meglio”. Il Lord Mayor – David Wootton, appena eletto – nelle visite all’estero (almeno tre mesi del suo mandato annuale) gode del rango di ministro e risiede nella Mansion House, di fronte alla Banca d’Inghilterra.