BORSE: ANCORA SU. 03/ 09/ 2010

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza.over-blog.it

Lunedì prossimo la Borsa di New York resterà chiusa per il Labour Day per cui oggi, per gli Stati Uniti, è una specie di “prefestivo”, si attendevano quindi volumi più contenuti.
 
Erano in agenda due dati macro molto significativi, quello sul mercato del lavoro e l'indice Ism non manifatturiero. Ricordiamo per inciso che mercoledì scorso i posti di lavoro creati dal settore privato erano risultati molto deludenti, mentre valori migliori delle attese arrivavano dall'indice Ism manifatturiero.
Ebbene oggi è accaduto proprio il contrario, bene i dati sull'occupazione (-54.000 i posti di lavoro, ma con attese di -106.000), mentre l'indice Ism servizi è calato al 51,5% dal precedente 53,8%, le previsioni degli analisti erano per un 53,6%.
 
Il mercato come ha reagito?
Il mercato borsistico, correttamente, ha pesato maggiormente il dato occupazionale, tutti i listini europei hanno quindi concluso le contrattazioni con rialzi intorno al punto percentuale, naturalmente non sui massimi di seduta, il mercato valutario, però, ancora una volta, si è comportato in maniera contraddittoria.
 
Il dollaro infatti si è deprezzato nei confronti dell'euro tornando verso quota 1,29 reagendo nel medesimo modo ad entrambi i dati macro, mentre, nei confronti dello yen dapprima, dopo il buon dato occupazionale, ha guadagnato una sessantina di punti risalendo sopra quota 85, ma successivamente, dopo l'indice Ism servizi, ne ha persi addirittura una ottantina.
 
Perchè questo eccessivo pessimismo sulla moneta statunitense se, a questo punto, sembra definitivamente scongiurato il pericolo del double dip?
E' vero che nuovi interventi della Fed a sostegno della ripresa possono indebolire la moneta, ma occorre anche sottolineare che la settimana appena trascorsa sui mercati ha indubbiamente riportato un maggior ottimismo sulla capacità dell'economia statunitense di uscire, anche se gradatamente dalla crisi economica.
 
Anche dal Giappone arrivavano messaggi contraddittori, c'è una eccessiva cautela e si tende a rinviare per motivi di “opportunità” un intervento diretto atto a far scendere la moneta nipponica, ma ormai la competizione elettorale (ricordiamo che si voterà il prossimo 14 settembre) si concentra tutta proprio su questo livello di cambio.
 
Per uscire dall'impasse il premier Kan sta cercando un'intesa internazionale, ma figuriamoci se in questa battaglia trova alleati disposti a schierarsi con lui, il suo principale avversario politico, e pretendente alla sua poltrona, Ichiro Ozawa lo sta incalzando principalmente su questo tema e si è apertamente schierato per l'intervento diretto della Bank of Japan sui mercati, come fece nel 2004.
Ora proprio lunedì prossimo 6 settembre c'è una ghiotta occasione, Wall Street non contratterà per la festività, potrebbe così essere il giorno prescelto per una maggior intraprendenza delle autorità monetarie giapponesi.
 
Alcuni analisti si sono spinti oltre (guardate fin dove si arriva...), visto che le ultime dichiarazioni ufficiali giunte da Tokyo, allontanavano il momento di un intervento diretto, ciò è stato interpretato proprio come un segnale opposto. Le autorità giapponesi, secondo questa tesi, dopo aver minacciato per giorni un'entrata nel mercato aperto, proprio nell'imminenza dell'operazione si sono affrettati a smentirla, insomma starebbero “giocando sporco” proprio per cogliere l'avversario impreparato.
Comunque sia (chi vivrà vedrà) personalmente ribadisco il mio pensiero in merito con una citazione poco elegante, ma efficace: si può uscire dalla melma, ma solo infangati.
In momenti come quelli attuali, quindi, non aspettiamoci cortesie e convenevoli, ma scorrettezze e colpi bassi.
 
Tornando ai listini borsistici la settimana si conclude con un rialzo medio di quattro punti percentuali, quindi soltanto in questi ultimi giorni, si è recuperato buona parte di quanto perso nell'intero mese di agosto.
 
Il nostro indice principale, il Ftse Mib, si è fermato a 20.639,86 punti (+1,12%) trascinato un po' da tutti i settori escluso il Food and Beverage.
 
E' stata Intesa San Paolo (+2,90%) a mettere a segno la migliore performance, ma bene si sono comportate anche Tenaris (+2,18%), tornata sopra i 14 euro, e Autogrill (+1,93%).
Il rialzo del petrolio ha favorito anche Eni (+1,80%) mentre Finmeccanica (+1,73%) è stata avvantaggiata da una grossa commessa in arrivo e dal “Buy” di Intermonte.
Tra gli industriali buoni risultati per Geox (+1,78%) e Fiat (+0,86%) che è ormai tornata ad un passo da quota 10 euro.
 
Sul fondo della classifica Parmalat (-1,44%), noi siamo usciti dall'investimento in essere in quanto se i mercati ritrovano fiducia sono di certo altri settori a beneficiarne maggiormente, restiamo comunque molto soddisfatti dal rendimento dell'operazione (+3,80%) ottenuto in 18 giorni di mercato sostanzialmente orso.
Male anche Prysmian (-1,24%) che interrompe così il bel recupero messo a segno nel mese in corso.
Insomma sui mercati borsistici, in queste giornate, non ci si annoia di certo.
Autore: Giancarlo Marcotti
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