Boom di protesti per le imprese - di Andrea Angelini
La crisi economica unita alla stretta creditizia operata dalle banche ha messo in ginocchio migliaia di imprese italiane che sono state costrette a chiudere i battenti. A molte di loro, che pure non sono fallite, è toccato lo spiacevole inconveniente di finire nell’elenco dei protestati. Nel 2012, secondo i dati del Cerved, sono state ben 47 mila le società non individuali (società per azioni e a responsabilità limitata) a subire almeno un protesto, quello che un tempo era considerato un’autentica onta. Qualcosa di cui vergognarsi e che portava ad essere inseriti in un elenco che implicava la cancellazione del fido da parte delle banche per periodi più o memo lunghi. Oggi si tratta di un passaggio quasi dovuto nella vita di una impresa, specie quelle che vantano crediti da parte dello Stato e che da anni non riescono ad incassare quanto gli è dovuto. Una realtà che è ben chiara alle stesse banche che in questa deriva hanno le proprie responsabilità, essendosi intestardite a negare il fido ad imprese sostanzialmente sane ma che si trovavano in una momentanea crisi di liquidità. Una deriva che negli ultimi cinque anni ha subito una vera e propria impennata. Rispetto al 2007 l’aumento è stato del 47% e il settore più colpito è stato quello delle costruzioni con un aumento che nel 2011 è stato dell’11% sull’anno precedente e che ha risentito anche dell’introduzione dell’Imu e del conseguente calo nell’acquisto di immobili. Un aumento che ha interessato tutti i settori produttivi e che rappresenta la manifestazione più appariscente di un fenomeno che in molti casi non è che l’anticamera del fallimento. Infatti le banche che già fanno poco credito, ne concedono ancora di meno o niente alle aziende finite sul libro nero, molto spesso per colpa delle stesse banche. Il classico cane che si morde la coda.
Fonte: www.rinascita.eu