Basilea, giro di vite sui sistemi di valutazione del rischio?
Come noto, il Comitato di Basilea, lo scorso fine settimana, ha raggiunto un accordo di massima per gli istituti finanziari “di importanza sistemica”: essi dovranno detenere un Tier 1 capital ratio pari al 9,5%, il che equivale ad un cuscinetto di capitale addizionale - rispetto alle altre banche - che varia fra l'1 e il 2,5%. Ma, spiega stamattina l'agenzia Bloomberg, ora i regolatori internazionali sono al lavoro per risolvere un problema che, altrimenti, rischierebbe di vanificare parzialmente tale decisione. Nel mirino ci sono i metodi con cui le banche ponderano il livello di rischio dei propri asset.
Secondo una fonte anonima a diretta conoscenza della questione, nell'ambiente circolerebbero pesanti critiche agli attuali sistemi di valutazione del rischio, che sarebbero ben poco incisivi. Gli analisti ne danno conferma: di fatto, tali criteri sono ben lontani dalla scientificità, e si prestano a manipolazioni. Lo dimostra il semplice fatto che lo stesso asset possa essere valutato in modo molto diverso a seconda delle singole banche che lo prendono in considerazione. E proprio gli istituti di credito statunitensi già diverse volte non hanno perso l'occasione per criticare le proprie controparti europee, che a detta loro sarebbero propense a sottostimare tali livelli di rischio. Con tutte le implicazioni che ciò potrebbe avere sulla stabilità del sistema finanziario.
È evidente come si tratti di una questione di fondamentale importanza. Proprio sulla base di questi calcoli, infatti, si determina la quantità di capitale sicuro che le banche devono accantonare per bilanciare altri asset pericolosi come i derivati e i mutui. Ma attualmente non c'è nemmeno l'obbligo di rendere noti questi criteri. I regolatori, spiegano gli analisti, in ogni caso non dispongono delle risorse necessarie per controllare nel dettaglio una simile mole di dati. Se almeno fossero di pubblico dominio, sarebbe più facile notare le eventuali anomalie.
( Fonte: www.valori.it)