Arabia Saudita, riconversione tra molti dubbi
Una rivelazione abbastanza sorprendente arriva da un membro influente della famiglia reale dell’Arabia Saudita, che sul mercato del petrolio fonda gran parte delle sue ricchezze: il Paese, che attualmente si alimenta di energia prodotta quasi interamente dai combustibili fossili (i due terzi da petrolio e il resto da gas), avrebbe intenzione di voler utilizzare combustibili fossili per produrre altri beni, piuttosto che produrre energia, la quale verrebbe invece ricavata al 100% da fonti rinnovabili e a basse emissioni di CO2.
A dichiarare tale volontà – riportata dal quotidiano britannico The Guardian – il principe Turki Al Faisal Al Saud, fondatore della King Faisal Foundation e portavoce dello Stato arabo, che l’ha espressa al Global Economic Symposium in Brasile in forma di speranza e senza accampare alcuna previsione sui tempi di realizzazione di una simile riconversione. Tant’è vero che di fronte a una prospettiva simile, che coinvolgerebbe un processo lungo decenni, alcuni osservatori piuttosto scettici hanno avanzato l’ipotesi che si tratti perlopiù di una operazione di facciata, un sorta di green washing mediatico nazionale.
Sebbene il principe abbia insistito che il suo Paese stia sviluppando consistenti investimenti nelle energie rinnovabili – ma anche verso l'energia nucleare e altre alternative ai combustibili fossili –, e che potrebbe dirottare le riserve di petrolio verso la produzione di beni (materie plastiche e polimeri), Joss Garman, direttore politico di Greenpeace, ha manifestato tutta la sua perplessità ricordando che «…l'Arabia Saudita sarà veramente un'economia verde quando lascerà i combustibili fossili nel sottosuolo».
Fonte: www.valori.it