" A LUGANO I CINESI SALVANO IL MERCATO DEGLI OROLOGI DI LUSSO" DI MAURO SPIGNESI
La stampella per sostenere gli affari è arrivata dall'Oriente. Dai cinesi,soprattutto. Che hanno aperto il portafoglio per gli orologi di lusso, tamponando gli effetti della crisi, amplificata dalla volata del franco sull'euro. "Certo, gli italiani ci sono mancati. Fortunatamente sono arrivati più asiatici, che hanno comprato bene", spiega il direttore della gioielleria Bucherer di Lugano, Franz Reichholf.
Il lusso, dunque, ha tenuto. E uno dei suoi pilastri, l'industria orologiera (in Ticino occupa circa 2000 addetti e comprende una ventina di ditte), riparte. Nel 2009 questo settore segnava una contrazione dei fatturati complessivi del 22 per cento, che tradotto in soldi vuol dire meno 3,8 milioni di franchi. Oggi ha assorbito le perdite. Nel 2010 il barometro degli affari ha segnato più 22 per cento, con sostenute esportazioni. "Il nuovo anno si sta aprendo nel segno dell'ottimismo. Almeno questo è il clima che si respira qui", spiega dal Salone internazionale di Ginevra, dove si trova per vedere le nuove collezioni in anteprima, il responsabile della gioielleria Les Ambassadeurs di Lugano Giovanni Frey. Agli asiatici si stanno aggiungendo nuovamente i russi, e presto (si dice) torneranno pure gli italiani. "La clientela lombarda è stata da sempre particolarmente importante per noi", riprende Frey: "Per questo attendo con curiosità i nuovi prezzi in euro". In via Nassa non sono invece mai mancati i ticinesi. Ultimamente affezionati più ai gioielli che agli orologi importanti, quelli che si passano di padre in figlio. "Si guarda la marca, perché quasi sempre è una garanzia", aggiunge Reichholf: "Cinesi e giapponesi, poi, arrivano da noi e conoscono già tutto, comprese le caratteristiche del modello. Sono molto esigenti, spendono più nello shopping che in hotel e ristoranti. E chiedono orologi naturalmente svizzeri, possibilmente di prestigio".
Ma oltre all'euro la preoccupazione adesso è quella del turismo. "Il calo non l'hanno registrato soltanto gli alberghi, ma l'abbiamo avvertito anche noi", nota ancora Frey: "D'estate il ticinese è in vacanza, non compra. Aspettiamo invece chi viene a fare la vacanze da noi. Stesso discorso in alcuni periodi dell'inverno. Per questo la politica per il commercio non può essere slegata da quella del turismo. Bisognerebbe essere più uniti, fare programmi di promozione validi da Airolo sino a Chiasso, mettendo da parte le divisioni. E magari essere anche più elastici negli orari di apertura e chiusura, festivi compresi, dei nostri negozi". ( Fonte: www.caffe.ch)