La Germania dice no al turismo sociale

Pubblicato il da IL Grande Inganno

La Germania dice no al "turismo sociale"
Stefano Vastano.
La Germania spende quasi sette miliardi di euro l'anno per garantire, in caso di disoccupazione, una copertura "sociale" anche a cittadini che arrivano da altri Paesi europei. Una situazione che sta facendo molto discutere la politica tedesca, che appare sempre meno disponibile a mantenere questa "solidarietà" nei confronti dei cosiddetti "turisti sociali". E questo anche se la Corte di giustizia europea ha sottolineato, con una sentenza, che i sussidi non possono essere rifiutati ai cittadini Ue. Intanto, anche in Svizzera la destra si concentra sul rapporto tra stranieri e disoccupazione, facendo riferimento all'iniziativa contro l'immigrazione di massa. Un voto che, secondo l'Udc, dovrebbe pure frenare il fenomeno degli abusi negli aiuti sociali, mentre la Lega in Ticino insiste nel chiedere misure più restrittive per gli stranieri che beneficiano delle indennità di disoccupazione e della pubblica assistenza.

Atteniamoci ai dati, quelli che ci ha fornito il ministero del Lavoro di Berlino. Dunque: agli stranieri in Germania sono stati versati, nel 2013 e in tutto, 6.7 miliardi di euro in assegni 'Hartz IV', cioè il sussidio di disoccupazione. Di questi, 5 miliardi sono andati ai 900mila immigrati in Germania da Paesi non-Ue; e 1.7 miliardi a 311mila disoccupati dai Paesi della Ue. Complessivamente, il governo della Merkel ha erogato l'anno scorso ai disoccupati 33.7 miliardi. E i tedeschi che, nel 2003, hanno ricevuto sussidi di disoccupazione erano 4.8 milioni. "Per quanto concerne cittadini della Ue"- precisano al ministero del Lavoro - oggi registriamo una stagnazione nella richiesta di assegni Hartz IV, e un leggero calo nei sussidi tra gli immigrati da Paesi non europei". Se questa è la situazione sociale degli stranieri, "la Germania - commenta Johannes Singhammer, esperto di lavoro della bavarese Csu - sta offrendo un grande contributo agli emigrati". Dall'inizio dell'anno però non si parla d'altro in Germania che dei 'limiti' di questa "solidarietà", se sia giusto o no (dopo i primi tre mesi di soggiorno) versare assegni di disoccupazione ai cittadini della Ue. A far esplodere il dibattito - un vero pomo della discordia nella Grosse Koalition al governo di Berlino - è stata una rumena 40enne che, dal 2010, vive a Lipsia. E, a gennaio, ha sporto denuncia contro il 'Job Center' che si rifiutava di pagarle gli assegni 'Hartz IV'. Il tribunale della regione sassone ha dato ragione all'Ufficio di collocamento, seguito nella sentenza dal tribunale del Nordreno-Westfalia, ma non da quello in Bassa-Sassonia. Lo scorso 20 maggio è giunto un verdetto della Corte di Giustizia europea a smuovere le acque: secondo il Tribunale del Lussemburgo, "la Germania non può rifiutare ai cittadini-Ue gli assegni Hartz IV". Una sentenza che porta acqua al mulino di Horst Seehofer, il presidente della Csu che, nelle nuove immigrazioni di bulgari e rumeni, vede "casi di sfruttamento dei nostri sistemi sociali". Peggio, il presidente della Csu denuncia "un turismo sociale all'interno della Ue". Cosa dicono i fatti? Che a gennaio erano arrivati in Germania, da Romania e Bulgaria, 9.850 persone. E a febbraio altri 8.933. In tutto, i bulgari e romeni sono oggi 430mila, il 5,5 per cento dei 7,7 milioni di stranieri. Gli esperti del 'Iab', centro-studi del lavoro a Norimberga, spiegano che con la nuova emigrazione dall'Est non si tratta né di sfruttamento né di analfabeti, "ma di persone che vogliono lavorare, hanno titoli di studi e una professione". Per questo Volker Kauder, capofrazione parlamentare della Cdu, osserva che "il tema della emigrazione è complesso e non si può far finta che non esista in Germania anche un' immigrazione spinta dalla povertà". La Cdu, il partito della Merkel, non arriva comunque ad agitare come la bavarese Csu lo slogan: "I disonesti volano via", dalla Germania s'intende.
Diversa la posizione dei sindacati. I cittadini della Ue, spiega Dirk Hirschel dei sindacati del pubblico impiego, "hanno diritto ai sussidi anche se non hanno mai lavorato in Germania; lo impongono la Carta europea e i Trattati che vietano discriminazioni tra cittadini europei". Più pragmatico Klaus Barthel, esperto di lavoro della Spd. Per il socialdemocratico, "il dibattito in Germania rivela che i nostri sistemi sociali non sono pronti all'emigrazione interna. L'Europa, ammonisce lui, deve darsi un unico mercato e spazio sociale". Uno 'spazio' che sia eguale per tutti i cittadini Ue, e non per alcuni meno degli altri. È la stessa posizione difesa da Ulla Jelpe, portavoce de 'Die Linke'. Per l'esponenente della sinistra radicale non ci sono dubbi: dopo i 90 giorni, "per tutti i cittadini europei in Germania scatta la solidarietà". Cioè, gli assegni Hartz IV a tutti i nuovi arrivati dai Paesi Ue.

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