WSJ: bolla immobiliare, la Cina intervenga sui tassi
La bolla speculativa sul mercato immobiliare cinese non è ancora un ricordo.
Ad esserne convinto è il Wall Street Journal, che in un commento pubblicato ieri ricorda come l'esecutivo di Pechino, ormai dall'aprile 2010, abbia messo in campo una serie di misure – dai tetti ai prestiti concessi dalle banche, alle tasse aggiuntive, agli aumenti delle caparre – per contrastare la crescita smodata dei prezzi delle case.
Nonostante ciò, a giugno la media dei prezzi per le nuove proprietà è salita del 5,2% rispetto all'anno precedente. E il volume delle vendite – colato a picco nei mesi immediatamente successivi all'intervento governativo – ora è di nuovo in ripresa.
Nei primi cinque mesi del 2011 gli investimenti nell'edilizia residenziale sono cresciuti del 38% su base annua. E i promotori immobiliari ormai credono che non saranno gli speculatori, ma il governo, ad alzare bandiera bianca.
E, secondo Tom Orlik del WSJ, al momento attuale forse non hanno tutti i torti. Le misure amministrative vanno nella direzione giusta, ma non possono incidere sul motivo che sta alla base della corsa all'immobiliare: ovvero il fatto che si tratti dell'operazione più remunerativa.
Un investimento immobiliare effettuato a Pechino nel gennaio del 2006 attualmente frutta il 188% secondo i dati del China Real Estate System e il 121% secondo lo Shanghai Composite Index.
Nello stesso periodo di cinque anni, un deposito bancario porta un ritorno del 19%; che per giunta va messo in relazione con la crescita del 18% dei prezzi al consumo.
In sintesi, è la combinazione tra l'inflazione galoppante e i bassi tassi d'interesse a far sì che gli investitori abbandonino le banche in favore dell'immobiliare. E la domanda non fa che alzare i prezzi, incentivando ulteriormente la speculazione. Alzare i tassi d'interesse, dunque, sarebbe l'unico modo per intervenire in maniera davvero efficiente. ( Fonte: www.valori.it)