Wolf (commissione Vickers): «Separare retail e corporate è un bene»

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.valori.it/immagini_articoli/201105/uk-banks-telegraph.jpg«Il denaro pubblico non dovrebbe essere utilizzato per finanziare le banche d’investimento. E se è vero che dividere le attività retail da quelle d’affari comporterebbe un costo aggiuntivo per gli istituti di credito più grandi, tale separazione genererebbe una serie di effetti positivi: soprattutto, porterebbe le banche “tradizionali” a far valere la propria cultura differente, senza doversi orientare al beneficio unico dell’investment banking.

 

Potrebbero tornare ad essere un vero servizio pubblico». A difendere a spada tratta le conclusioni della Commissione Vickers - organismo inglese che ha analizzato nei mesi scorsi la crisi finanziaria, concludendo che la scissione delle banche è inevitabile per garantire una maggiore stabilità al sistema - è uno dei suoi membri, Martin Wolf, in un’intervista rilasciata al quotidiano economico francese Les Echos.

 

Secondo l’economista, inoltre, anche da un punto di vista tecnico la separazione non comporterebbe grossi problemi, anche se «di certo occorrerà stabilire regole chiare e rigide ai movimenti di capitale, in particolare ai prestiti che la banca retail potrebbe concedere alla “sorella” dedita all’investment banking. Ma il modello funzionerebbe».

Né risulterebbero particolari aggravi di costi per i cittadini e le imprese clienti delle banche che potrebbero essere costrette a scindersi: «Secondo i miei calcoli, l’eventuale aumento di costi sarebbe assolutamente limitato. Ed in ogni caso giustificato dai benefici che ne deriverebbero».

 

Wolf ha ammesso comunque che, anche in caso di divisione, per gli Stati potrebbero comunque rendersi necessari nuovi salvataggi in futuro: «Questo non può essere escluso. Ma un fallimento, in tale contesto, risulterebbe di certo più gestibile: il problema sono gli istituti di credito ipertrofici, come Citigroup, Royal Bank of Scotland e UBS, che sono falliti nei fatti, e che avevano un giro d’affari complessivo compreso tra i 6 ed i 7 mila miliardi di dollari!».( Fonte: www.valori.it)

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