Wall Street: un buon 2012 per gli investitori, meno per i dipendenti
Per gli azionisti delle principali banche di Wall Street, il 2012 è stato un anno positivo. Per i dipendenti delle banche stesse, al contrario, la situazione non è stata così facile.
A spiegarlo è un’analisi condotta dall’agenzia Bloomberg, che spiega come lo Standard & Poor’s 500 Financial Index sia cresciuto complessivamente del 27%: non si registrava un aumento annuale così consistente dal 2003. Per la prima volta dal 2006, vale a dire da prima della crisi finanziaria, l’andamento di questo indice (che monitora unicamente le società finanziarie) è stato migliore rispetto a quello dello S&P 500 Index che prende in considerazione invece i grandi colossi di qualsiasi settore.
Gli azionisti delle banche, che si attendevano un miglioramento dei profitti, in molti casi sono stati ricompensati. Ma i profitti spesso sono stati raggiunti a suon di tagli alle remunerazioni e ai posti di lavoro. Nove istituti di credito (Deutsche Bank, Barclays, JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, UBS, Credit Suisse, Goldman Sachs e Morgan Stanley) hanno annunciato complessivamente più di 30 mila licenziamenti nei primi nove mesi di quest’anno. I mercati, di norma, hanno premiato proprio i piani di ristrutturazione più ambiziosi, che spesso si traducono in pesantissime emorragie occupazionali. È stato il caso di Citigroup: le sue azioni hanno guadagnato il 6,3% quando Michael Corbat, che ha preso il posto di Vikram Pandit come Ceo, ha annunciato il taglio di 11 mila posti di lavoro. Oppure di UBS, volata in Borsa dopo l’annuncio dell’abbandono del business del reddito fisso e del licenziamento di 10 mila dipendenti.