Volano debito e disavanzo - di Andrea Angelini

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1372180200.jpgLa recessione impazza, la disoccupazione aumenta e di soldi disponibili in giro ce ne sono sempre di meno. I cittadini, con stipendi e pensioni molto spesso sotto il livello di sopravvivenza, spendono poco e questo non può che ripercuotersi sulla domanda interna. Ci sono quindi sempre meno entrate fiscali e contributive. Un fenomeno al quale i due ultimi governi e i partiti che li hanno sostenuti hanno cercato di rimediare non già con un deciso taglio della spesa pubblica improduttiva ma con un aumento delle tasse. A fare la parte del leone è stato l’anno scorso l’Imu con la quale lo Stato ha ramazzato una barca di soldi dalle tasche dei cittadini. Una montagna di denaro che ha contribuito però ad impoverire ulteriormente le famiglie e a fare crollare i consumi. Una realtà prevedibile anche per il più scalcagnato degli economisti ma non per i cosiddetti tecnici di Via XX Settembre che, dopo aver preso atto della realtà, hanno suggerito a Letta, Saccomanni e Alfano di congelare l’Imu sulla prima casa e di rinviare l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% già previsto dal 1 luglio.

Tutto giusto e perfetto? No, perché togliere delle entrate già messe in bilancio farà lievitare sia il debito che il disavanzo pubblici. Un’altra realtà evidente per qualunque studente di economia. Non si possono infatti tagliare tasse di per sé inique e pensare che tutto si sistemi da solo e che il rapporto entrate e uscite non ne risenti. Prevedibile è quindi che in autunno, sotto la spinta dell’Unione europea e della Bce che ci faranno i conti in tasca, ci sarà il ritorno dell’Imu sulla prima casa e anche l’Iva sarà portata dal 21 al 22%. Alcuni economisti hanno fatto un po’ di calcoli ed hanno concluso che visto l’andazzo, tra minori entrate e mancati tagli alle spese pubbliche improduttive, il debito pubblico invece che il 130,4% previsto per fine anno toccherà il 133% sul Prodotto interno lordo. A sua volta, il disavanzo che veniva dato sotto il 3% attuale (Palazzo Chigi aveva stimato un 2,9%), finirà per toccare il 4%. Di conseguenza verrà automaticamente riaperta dalla Commissione europea contro l’Italia la procedura di infrazione che era stata appena chiusa il mese scorso.

Il governo dovrà procedure velocemente, l’urgenza è la scusa che verrà addotta e gli ultimi tre mesi dell’anno saranno all’insegna della razzia dei soldi degli italiani in ogni voce dove sarà possibile trovarli. Inoltre, visto che stiamo in Italia e che i politici pensano di poter coglionare in eterno i cittadini, non è escluso che dal cilindro dei vari maghi e maghetti di Palazzo Chigi che, lo ha annunciato Letta, lavoreranno anche in agosto, arrivi il prelievo forzoso sui conti correnti bancari e postali. Una misura analoga che il governo di Giuliano Amato varò nell’autunno del 1992. Allora si trattò di un 6 per mille giustificato da una situazione di emergenza in cui si trovava la finanza pubblica che, aveva risentito della massiccia speculazione dei criminali di Wall Street e della City (Soros in testa) contro la lira che portò l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, ad una difesa ad oltranza di una parità della nostra moneta rispetto al dollaro e al marco che in realtà era indifendibile. Ciampi, pressato anche da Repubblica di Scalfari, prosciugò le riserve valutarie di Via Nazionale, salvo alla fine arrendesi e svalutare la lira del 30%. Se ci pensava prima, staremmo ora tutti meglio. Ora il prelievo forzoso di cui si parla è dell’8 per mille. Una misura che Letta e Saccomanni continuano ad escludere ma che potrebbe essere varata, appellandosi a quella Europa che da tempo si è trasformata nella classica foglia di fico capace di nascondere la peggiore sconcezza. Quella di un Paese, l’Italia, privato e privo della propria sovranità nazionale e che procede sul ring come un pugile suonato, in attesa del colpo che lo metterà definitivamente fuori combattimento.

Del resto non ci potrà nemmeno aiutare la sperata ripresa globale che non riesce a farsi vedere. Soltanto la Cina cresce con incrementi annui di circa il 7% che sfruttano il lavoro di decine di milioni di schiavi mentre la classe dei nuovi ricchi cresce e ingrassa alle loro spalle. Le previsioni dei vari centri studi economici, tipo quello di Confindustria, si basano più sulle speranze che sui dati reali. In una fase come questa, Viale dell’Astronomia, non intende partecipare al coro delle Cassandre nazionali. Spargere pessimismo non è mai stata una buona medicina, specie dopo che Squinzi ha ribadito più volte che per rimettere in moto le imprese, è necessario tagliare le tasse sulle imprese e sul lavoro. Ma anche in questo caso ci troviamo di fronte ad uno scontro per scaricare le tasse sul vicino. Squinzi e i suoi hanno più volte ripetuto che il congelamento dell’Imu sulla prima casa non era e non è una priorità. Affermazione a dir poco temeraria, sia perché i cittadini non vivono d’aria, sia perché l’Imu pesa pure e di molto sui capannoni delle imprese, sulle zone adibite alla produzione e al commercio. Ora tocca al governo trovare la maniera e la misura per accontentare quello e scontentare questo, in linea con i deprecabili e deprecati vincoli europei di bilancio. Con il risultato, alla fine di scontentare tutti.

Ad agosto, ha annunciato infatti Letta, completeremo la riforma della tassazione sulla casa. Verosimilmente aumentando le rendite catastali. Di fatto quindi aumentando e di molto l’Imu, tanto che avere una casa sarà un lusso. Dall’altro lato, il governo si adopererà per sbloccare i crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione. Soldi che non si tradurranno in nuovi investimenti e in nuovi posti di lavoro, ma che serviranno alle imprese per pagare i propri debiti. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte. Tutto resterà fermo, in attesa che qualcuno dall’estero ci dia una mano.

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